Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands – Recensione (PlayStation 4)

Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands – Recensione (PlayStation 4)

Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands – Recensione (PlayStation 4). Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands è uno dei più ambiziosi progetti di Ubisoft. Si tratta infatti di un sofisticato sparatutto che punta a mixare gli elementi tipici di questo genere in terza persona con elementi tattici, inserendo il tutto in un contesto free-roaming. Un’idea sicuramente interessante e potenzialmente vincente se ben realizzata, ma che comporta inevitabilmente qualche rischio, compreso quello di rivelarsi il classico prodotto ibrido che non riesce però a brillare in nessuna delle caratteristiche che lo compongono. La storia è ambientata in una Bolivia ormai controllata interamente in ogni settore, anche politico e militare, da un’organizzazione criminale chiamata Santa Blanca, che gestisce il traffico di cocaina verso Messico e Stati Uniti. A capo di questo cartello c’è El Sueño, un boss violento e senza scrupoli che si auto considera un santo. Per cercare di fermare la sua sascesa che rischia di coinvolgere anche gli stati confinanti, gli Stati Uniti d’America inviano sul campo una squadra di specialisti chiamata Ghost allo scopo di attuare la cosiddetta Operazione Kingslayer, cioè a dire una serie di missioni mirate a destabilizzare la Santa Blanca, individuarne i leader ed eliminarli uno a uno, fino ad arrivare appunto a El Sueño.

All’inizio del gioco viene chiesto all’utente di personalizzare il suo personaggio attraverso un semplice editor, dopo di che si entra nel vivo dell’azione, che a dispetto della visuale in terza persona e dell’impostazione open world riesce a mantenere lo spirito tattico e ragionato dell’originale Ghost Recon. Lo scenario è diviso in ventuno regioni controllate da diversi ufficiali, e si snoda su una grande mappa sulla quale è possibile muoversi liberamente, magari a bordo di veicoli visto le grandi distanze, per esplorare lo scenario e svolgere le missioni sia primarie, circa un centinaio, che secondarie. Queste ultime tendono dopo un po’ a diventare un tantino ripetitive, anche se risultano utili per acquisire informazioni sul cartello, per sbloccare abilità extra e ottenere l’aiuto delle truppe ribelli, mentre quelle principali sono leggermente più varie. In tutti i casi bisogna raccogliere documenti o violare computer per ottenere informazioni sull’ufficiale della Santa Clara di zona e per far comparire le quest principali che lo riguardano. Per la cronaca, una volta eliminati i venticinque comandanti si può affrontare El Sueño.

 

Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands presenta delle meccaniche tipicamente da sparatutto tattico ma queste sono inserite all’interno di un mondo aperto, dove è quindi possibile approcciare le varie missioni più o meno liberamente, senza cioè essere condizionati da particolari schemi o percorsi. Si può decidere di adottare un tipo d’azione furtiva oppure più decisa, avanzando armi in pugno contro i nemici, e se iniziare più missioni contemporaneamente. In tal senso non c’è un ordine preciso per portare a termine i contenuti offerti dalla campagna, tranne nel caso delle operazioni che sbloccano frammenti di storia, quindi l’utente può muoversi a proprio gusto, svolgendo come meglio crede le sequenze che compongono i diversi filoni narrativi paralleli, come le missioni secondarie che prevedono per esempio il recupero di ostaggi o il recupero di informazioni sensibili, spesso usando un drone potenziabile, da soli o assieme a uno o tre compagni. Elemento molto interessante del gioco è il fatto che i membri del team, controllati da un’efficace intelligenza artificiale, possono collaborare oppure muoversi individualmente, per poi riunirsi alla bisogna, e che la sincronizzazione perfetta tra loro è un aspetto centrale per ottenere i risultati sperati. Le meccaniche che caratterizzano la ricognizione col drone, la segnalazione dei nemici e la loro eliminazione “automatica” sono ben implementate e divertenti, il problema è che più le cose si fanno complesse e più finiscono per sostituire l’azione in prima persona. Anche perché l’intelligenza artificiale dei nemici è poco sveglia delle unità nemiche nelle fasi stealth, tutto viene un po’ facilitato.

Va meglio in tal senso quando lo scontro avviene a viso aperto, dove gli avversari mostrano più attenzione e qualche strategia, o quando ai classici narcos si sostituiscono in battaglia i militari corrotti dell’Unidad. Questi ultimi sono corazzati e ben armati e intervengono spesso con blindati ed elicotteri. In questi casi le possibilità di lasciarci la pelle si fanno più elevate così come quello di dover ricominciare la missione. Una volta colpiti gravemente, infatti, gli utenti possono farsi rianimare dai compagni, ma solo una volta. La seconda porta al game over e alla necessità di dover ricominciare tutto. Ad ogni modo il personaggio (e i suoi colleghi) può essere potenziato e reso più resistente grazie a una serie di potenziamenti ad hoc, e in caso di ferite non mortali o pesanti, può sempre nascondersi e aspettare di autogenerarsi sulla falsariga dei classici sparatutto in terza persona moderni alla Gears of War. Per il resto, ci sono poi fazioni di ribelli in lotta tra di loro e zone diverse che hanno funzioni differenti all’interno dell’ecosistema, dove un ruolo importante lo esercitano perfino gli eventi atmosferici e il ciclo giorno/notte, dato che in relazione alle condizioni climatiche e all’orario cambiano alcune situazioni all’interno degli scenari, comprese la composizione delle ronde nemiche o la disponibilità di un determinato percorso, laddove magari poco prima c’era un posto di blocco.

 

Passando al comparto multigiocatore, segnaliamo subito che durante i nostri test non abbiamo riscontrato nessun problema di lag o di lunghe attese prima di entrare in partita. Una volta in azione, invece, salta subito all’occhio la differenza di giocare affiancati da personaggi controllati da utenti e non dall’intelligenza artificiale. Niente semplificazioni di natura tattica, dunque, né compagni pronti a tutto pur di supportare il protagonista o quasi infallibili una volta entrati in azione. Anzi, spesso bisogna agire da soli se si vuole vere qualche possibilità di successo. Ovvio che magari trovando dei giocatori esperti e bravi tutto può cambiare, ma resta comunque il fatto che l’esperienza online del gioco è a nostro parere più complessa rispetto a quella che si può vivere nella modalità singolo giocatore. Per quanto riguarda la parte tecnologica, Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands vive di alti e bassi. Se da un lato abbiamo infatti degli scorci assolutamente riusciti e dettagliati all’aperto, complici anche l’ottimo sistema di illuminazione e il level design generale, con rari effetti di pop-up, dall’altro abbiamo alcuni interni davvero poveri di dettaglio e dei modelli poligonali dei personaggi decisamente poco affini con quanto ci si aspetterebbe di vedere su PlayStation 4. In tal senso alcuni di loro sembrano addirittura “provenienti” dalla vecchia generazione di console. Allo stesso modo le loro animazioni sembrano mancare di alcuni movimenti di raccordo. Ottima la varietà degli scenari, come accennato prima, con undici differenti ecosistemi in grado di mostrare strade sterrate e fangose, zone urbane battute dalla pioggia e lande innevate da esplorare a bordo di un pickup, giusto per fare qualche esempio. Per quanto riguarda la parte audio, ottimo il doppiaggio in italiano con una recitazione capace di dare un’anima ai vari personaggi, e gli effetti sonori che fanno da contorno a ogni momento del gioco. Solo discreta la colonna sonora, che seppur capace di sottolineare come si deve quanto avviene in video, alla lunga finisce per diventare un tantino monotona, soprattutto nei suoi ripetuti motivetti latino americani.

Con Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands la serie debutta nel genere degli open world. E il risultato non può che essere definito un successo. Nonostante infatti una trama non particolarmente intrigante e qualche difettuccio in un paio di elementi marginali del gameplay, il titolo offre comunque al videogiocatore, nel suo insieme, un livello di dettaglio grafico notevole, tantissimi contenuti e una libertà assoluta in termini di approccio e movimento, pur senza rinunciare a quel tatticismo tipico della saga. Il risultato è così un titolo bello, longevo e che siamo certi non mancherà di rendere felici tutti gli amanti del genere.

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Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è una delle firme storiche di Multiplayer.it. Ma in diciotto anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Fa parte di Giornalisti Senza Frontiere ed è spesso impegnato in scenari di guerra come la Siria e la Libia.

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