Bundesliga: la rivoluzione che ha portato alla dittatura (Editoriale)

Bundesliga: la rivoluzione che ha portato alla dittatura (Editoriale)

Oggi l’efficienza tedesca viene presa come metro di paragone praticamente a 360°. Calcio compreso. Guardando la (tragica) situazione italiana, la Bundesliga appare quasi come un paradiso vivente. Stadi meravigliosi e stracolmi, crescita economica impressionante (ora il fatturato totale raggiunge i 3.2 miliardi) e virtuosismo su più livelli.

Il movimento calcistico, anche grazie alle serie politiche dei settori giovanili, ha prodotto una generazione di fenomeni, come dimostrano i risultati ottenuti dalla Nazionale. I bilanci delle società sono i più sani d’Europa, con quasi l’intera Bundesliga che chiude in utile il bilancio. I club, soprattutto dal settore commerciale, hanno considerevoli entrate fisse che forniscono una impressionante solidità alla propria situazione economica: a differenza di ciò che avviene in Serie A, non hanno la necessità di effettuare plusvalenze per far quadrare i conti. Inoltre, i patiti della tattica hanno potuto osservare allenatori senza dubbio originali ed intriganti, come Schmidt e Nagelsmann. Tutto ciò è sostanzialmente nato dalla “rivoluzione” del 2006, quando i mondiali furono di fatto la svolta principale sotto tutti i punti di vista.

Eppure, soffermandosi unicamente su ciò che accade nel rettangolo di gioco, non si può certo dire che oggi la Bundesliga si trovi in una situazione né invidiabile né auspicabile. C’è sì quella corazzata del Bayern Monaco, che viene presa come esempio da seguire per il modo impeccabile con cui ha saputo coniugare risultati sportivi e sostenibilità finanziaria. Tuttavia, questo dominio così netto sta portando ad una situazione che a lungo andare potrebbe creare degli scompensi.

Storicamente, il calcio tedesco non ha mai avuto ai nastri di partenza un’elevata competitività interna: la superiorità del Bayern è sempre stata palese, tuttavia di stagione in stagione sono uscite fuori numerose outsider, che spesso hanno raccolto risultati incredibili e sorprendenti.

Quando si pensa alla Bundesliga di oggi, vengono in mente la potenza bavarese e la rivelazione Lipsia. Si omette però che si sta assistendo a un totale crollo dei principali storici club tedeschi: lo Stoccarda è retrocesso in Zweite Liga, l’Amburgo rischia concretamente di finirci, il Werder Brema non arriva nella metà sinistra della classifica da un lustro e lo Shalke 04 non riesce ad abbinare l’elevato fatturato (il quattordicesimo d’Europa, poco sotto l’Atletico Madrid) a risultati sportivi accettabili.

Tutto da valutare invece il Borussia Dortmund, che dopo il crollo post fasti del 2013 sta provando ad assumere stabilmente il ruolo di anti Bayern. Solo il tempo dirà se i giallo neri riusciranno ad ottenere una maggior continuità.

Per il resto, ad approfittare del “vuoto di potere” venutosi a creare alle spalle dei bavaresi ci sono i club “neonati” come Lipsia ed Hoffeneim, assai disprezzati da gran parte del tifo tedesco. Ognuno può avere la propria (legittima) opinione morale sul modo di fare calcio delle loro società, ma è indubbio che queste squadre stiano portando salute e competitività all’intero movimento in anni in cui alcune tra le compagini prestigiose sono letteralmente crollate.

In Germania si ragiona molto pensando all’intero sistema: ne è una prova la netta crescita del calcio tedesco nel suo insieme. E la stragrande maggioranza delle società è senza dubbio felice del fatto che una super potenza come il Bayern Monaco faccia da traino per l’intero movimento. Tuttavia, alla lunga rischia di portare a diversi scompensi un campionato con una dittatura simile (sia tecnica che economica), per giunta in un torneo che storicamente è stato caratterizzato  da entusiasmanti fotofinish.

Competitività interna e grado di “incertezza” del risultato contribuiscono a far crescere l’interesse per una competizione. Sapere invece già dall’inizio chi vincerà il titolo può rivelarsi un limite per un’ulteriore esplosione della Bundesliga: quindi, lo stesso Bayern coglierebbe poi vantaggio da una concorrenza più agguerrita.

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