The Last Guardian – Recensione (PlayStation 4)

The Last Guardian – Recensione (PlayStation 4)

The Last Guardian – Recensione (PlayStation 4). Al pari di Final Fantasy XV, The Last Guardian è stato un altro di quei progetti che col passare dei mesi, rinvio dopo rinvio, aveva cominciato ad assumere i contorni indefiniti di una sorta di leggenda metropolitana. L’ultima opera di Fumito Ueda, probabilmente la più ambiziosa e forse anche per questo la più attesa e la più difficile da realizzare per lui, sembrava essere caduta prigioniera di una serie di circostanze avverse, comprese delle difficoltà di natura tecnica che ne hanno martoriato la fase di sviluppo. Fortunatamente le cose sono poi cambiate in positivo, e dopo il trasferimento del progetto su PlayStation 4 il gioco, superato il momento più difficile, è stato portato a termine e rilasciato sul mercato negli scorsi giorni. Prima di recensirlo, però, considerando la tipologia di prodotto e il fatto che a nostro parere le opere di artisti come Fumito Ueda vadano più delle altre giocate fino in fondo per essere davvero capite e giudicate, abbiamo deciso di finirlo, dopo averlo addirittura patchato con l’update ufficiale 1.03, certi di offrire così un servizio migliore ai nostri lettori, anche a costo di uscire in ritardo con l’articolo.

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Per capire come si deve The Last Guardian bisogna prima conoscere il suo ideatore, quel Fumito Ueda che è ormai da anni un personaggio molto particolare nell’universo dei videogiochi. Un tipo geniale e con un modo tutto suo di concepire il lavoro di “creatore di sogni”, come amano definirlo alcuni, completamente diverso da tanti altri in questo settore. “Quando si guarda un film o si legge un racconto spesso ci si emoziona,” ama ripetere ai suoi interlocutori, “si provano particolari stati d’animo a seconda dell’argomento che ci inducono a ridere, o riflettere o anche piangere. Le emozioni umane: ecco, io voglio essere capace di generare questi sentimenti nei videogiocatori. Questo è il mio obiettivo finale, il mio personale successo.” E in effetti l’artista di Tatsuno ha spesso raggiunto lo scopo coi suoi lavori. I suoi giochi sono giustamente considerati delle autentiche opere d’arte da addetti ai lavori e fan e sono diventati nel corso degli anni oggetto di culto da parte di parecchi appassionati, forse troppo pochi in rapporto alla qualità dei prodotti. Le sue opere hanno un qualcosa di onirico che catturano il giocatore e lo trasportano magicamente in un universo parallelo, arcaico in cui la natura, il paesaggio, l’antico si fondono in scenari enormi in cui perdersi come in un viaggio verso l’ignoto.

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Elementi che ritroviamo anche in The Last Guardian. Il plot narrativo di questa produzione è principalmente incentrato sull’amicizia tra un bambino e una strana creatura simile a un grifone, rinchiusi entrambi in una fortezza sorvegliata da guardie armate. Proprio il rapporto di collaborazione e in un secondo momento di amicizia fra i due prigionieri, ormai è risaputo, è l’elemento chiave di tutto il gameplay di The Last Guardian. Tale cooperazione è infatti fondamentale oltre che per progredire nel gioco anche per esaltare quella componente umana, sentimentale, che Fumito Ueda è maestro nel ricreare nei suoi lavori non solo con i pochi dialoghi, ma anche e soprattutto con l’atmosfera, le musiche e il contatto fisico fra i personaggi. Per consentire una certa interazione fra il bambino e il “mostro”, il prodotto utilizza tra l’altro un linguaggio inventato, oltre che altri elementi quali per esempio i gesti e le azioni. Per far apprendere a Trico determinate azioni, per esempio, il giovane protagonista deve affidarsi a qualche elemento gradito al gigante: cibo, oggetti particolari, tutto ciò che può servire a farlo rimanere fermo in un posto o spostare in un altro, e a guadagnare la sua fiducia. Nonostante le dimensioni Trico resta pur sempre un cucciolo inesperto, pertanto talvolta si comporta come un bambino, quindi magari non esegue perfettamente i compiti che gli vengono assegnati, o penserà ad altro. E dunque è il giocatore a dover agire e studiare il modo più consono per insegnargli certi movimenti o per farsi seguire con attenzione. A livello di meccaniche, l’avventura si basa sulla continua risoluzione di puzzle ambientali, con l’utente di fatto “costretto” a esplorare le ambientazioni e a trovare una via di fuga adatta per entrambi i compagni, oltre a ragionare e riflettere per capire come superare le diverse locazioni. Tante anche le azioni che è possibile far compiere poi in coppia ai due protagonisti. Per esempio si possono impartire degli ordini a Trico facendogli eseguire delle azioni utili per la risoluzione di enigmi, per il superamento di qualche trappola o per eliminare i nemici. Il giovane protagonista non può infatti abbattere come nulla fosse un guerriero in armatura, proprio in relazione a quell’estremo realismo ricercato dagli sviluppatori di cui parlavamo, quindi per venire a capo di situazioni pericolose deve usare la sua astuzia, magari sfruttando l’ambiente circostante per attirare l’avversario in un angolo dietro al quale si nasconde il suo amico grifone.

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Sul fronte tecnico, The Last Guardian tradisce la sua natura originale di prodotto concepito su sistemi tecnicamente inferiori a quello sul quale è poi stato rilasciato. Tuttavia la grafica si lascia apprezzare grazie alla cura maniacale per i dettagli, alle ottime animazioni dei personaggi e a uno stile come sempre particolare e a suo modo affascinante, che riesce a rendere vivi degli scenari caratterizzati da un ottimo level design e che si espandono sia in orizzontale che verticale. Non mancano però i problemi, che non sono del tutto spariti neanche dopo aver applicato sul gioco la patch 1.03 che comunque migliora le prestazioni generali del titolo risolvendo una serie di bug e alcuni difetti tecnici. L’aggiornamento apporta infatti una serie di migliorie anche alla reattività dei controlli oltre che al sistema di gestione della telecamera. Quest’ultima però risulta ancora un po’ fastidiosa in talune inquadrature, mentre sul fronte del frame rate abbiamo riscontrato dei problemi di stabilità e cali come prima della patch. Un problema non di poco conto,che  conti fatti non incide moltissimo sulla fruibilità dell’avventura, ma che di certo suscita qualche fastidio, soprattutto in articolari momenti della stessa.

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The Last Guardian è un titolo non privo di difetti, soprattutto tecnici, di quelli che di solito non passano inosservati ma che per assurdo qui finiscono in secondo piano davanti alla poesia del racconto, alle emozioni che la sua storia è in grado di suscitare nell’utente e alla qualità generale del gameplay. Insomma, al netto dei difetti di telecamera e frame rate evidenziati nella nostra recensione, e a un aspetto tecnico generale non all’altezza dell’hardware PlayStation 4, ci troviamo davanti a un titolo destinato a emozionare e affascinare i videogiocatori come pochi altri hanno saputo fare in passato. Sperando che oltre alla critica e ai fan storici di Ueda, questa volta ad accorgersi della qualità di una produzione del genere ci sia una fetta di pubblico molto vasta.

 

 

 

 

Si ringrazia Sony Italia per averci fornito la copia per questa recensione.

About The Author

Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è una delle firme storiche di Multiplayer.it. Ma in diciotto anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Fa parte di Giornalisti Senza Frontiere ed è spesso impegnato in scenari di guerra come la Siria e la Libia.

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