Lega Pro, intervista a Mauro Lovisa, Presidente del Pordenone Calcio

Lega Pro, intervista a Mauro Lovisa, Presidente del Pordenone Calcio

Dopo la bella stagione dello scorso anno, il 2016 del Pordenone Calcio si è chiuso con il botto, grazie al 5 a 0 casalingo rifilato al Forlì nell’ultima uscita dell’anno. Un risultato che alimenta l’entusiasmo dei neroverdi, in piena lotta per quella vittoria del girone B di Lega Pro che garantirebbe la promozione diretta in Serie B. Un obiettivo in cui i Ramarri credono davvero, come conferma lo stesso Presidente del Pordenone a DotSport.it, al quale ha raccontato non solo di un sogno importante ma anche di un progetto che vede nel settore giovanile e nel progetto stadio due cardini fondamentali. Ecco l’intervista a Mauro Lovisa.

 

 

Presidente, la vetta è occupata dal Venezia, lontano solo un punto a quota 42. Dietro il Pordenone però Padova e Parma a quota 39 non mollano, senza dimenticare la Reggiana, distante 4 punti. La lotta per la B è molto dura.

Ci sono 5 squadre in 5 punti. È un campionato molto livellato verso l’alto e non a caso viene chiamato B2 perché ci sono squadre molto forti con giocatori molto importanti. Far parte di questo lotto dà molto orgoglio, anche perché noi siamo un po’ gli intrusi, per budget minori e per storicità delle società. Penso ovviamente a Venezia e Parma, che hanno alle spalle una storia calcistica importante.

Gli ultimi risultati prima della vittoria contro il Forlì avevano rallentato un po’ il cammino, a dimostrazione che il campionato è molto competitivo.

Le ultime partite non erano andate bene ma solo dal punto di vista del risultato, come testimonia la partita dominata contro il Gubbio ma persa nel recupero. Ma il calcio è così, sono esperienze che servono a crescere. Sono convinto che il Pordenone arriverà fino in fondo e sarà protagonista.

Pordenone che contro le dirette concorrenti si è comportato molto bene, battendo 1 a 0 il Venezia, 2 a 0 la Reggiana e 4 a 3 il Padova in trasferta. Con il Parma invece è arrivata una sconfitta casalinga per 4 a 2. Quale rivale teme di più?

Sono state vittorie importanti che testimoniano come il Pordenone si stia comportando da grande squadra. Con il Parma abbiamo perso in rimonta ed è mancata un po’ di esperienza, dovuta anche alla giovane età di molti nostri giocatori. Temo il Venezia, anche perché è sopra di noi di una lunghezza e per me un punto è sempre un punto. La vedo favorita ma ci proveremo.

La rosa è composta da giocatori di esperienza ma anche da molti giocatori giovani. Quanto è importante il settore giovanile? 

Quest’anno abbiamo fatto esordire anche un ’98, il che testimonia quanto puntiamo sui giovani. Molte società prediligono i giocatori esperti in grado di dare la sicurezza di categoria, ma la nostra filosofia è quella di guardare anche al domani, nonostante quest’anno abbiamo l’obbligo di riconfermarci. Cosa non facile, perché si alza la pressione. Per questo magari preferiamo che a gennaio qualcuno vada in altre squadre per giocare maggiormente per poi rientrare più maturo per la prossima stagione.

Pordenone Calcio

Giovani che vedono il Pordenone collaborare con molte società, anche di Serie A. 

La nostra crescita deve passare anche e soprattutto dal settore giovanile. Abbiamo un accordo con dieci società in Regione affiliate alla nostra, che ci garantiranno di avere un bacino di circa 2000 ragazzi. È un passaggio di grande importanza sia per la società che per i ragazzi, ai quali ci piacerebbe far raggiungere la Serie A. Oggi paradossalmente non ci conviene darli in B perché è la categoria alla quale aspiriamo nel breve periodo. Quest’anno ad esempio abbiamo dato tre ragazzi al Sassuolo, uno all’Atalanta e uno al Milan. Stiamo lavorando a stretto contatto con molte società, ad esempio con la Juventus – con la quale abbiamo in ballo alcuni giocatori – ma anche con il Sassuolo.

Oggi però sono poche le squadre che decidono di investire sui ragazzi aspettandone la crescita.

Un settore giovanile necessita di almeno sette anni per dare dei buoni risultati, che noi oggi stiamo raccogliendo all’ottavo. Quella del 2004 è l’annata che in particolare rappresenta il frutto di questo lavoro: sono i primi in Italia nella loro categoria e tre-quattro elementi sono sotto gli occhi di squadre importanti come l’Inter, per fare un nome. Lavorare sul settore giovanile è un impegno ma è fondamentale: il futuro passa da lì. 

Il Pordenone ha a disposizione un centro sportivo, il Bruno De Marchi, all’avanguardia. Segno che le ambizioni si raggiungono anche attraverso una grande organizzazione. 

Il centro sportivo De Marchi è, a detta di molti, uno dei più belli in Italia, con tre campi regolari e tre campi più piccoli dove si allena il settore giovanile. Uno di questi è sintetico e ne abbiamo in programma anche un secondo. Un centro che si compone, fra gli altri, anche di una palestra e di una sala mensa, con il progetto anche di una foresteria che permetta ai ragazzi che vengono ad allenarsi da fuori città di fermarsi a dormire. Un centro ospitale che a me piace chiamare il Pordenonello.

Centro Sportivo Bruno De Marchi

Facciamo un passo indietro. Due anni fa la società viene ripescata dopo la retrocessione ai playout. È stato il momento della svolta? 

Il ripescaggio di due anni fa è stato il momento in cui mi sono detto: “Non voglio più soffrire così”. La mia mentalità è sempre stata quelle di giocare a vincere ma è anche vero che quell’anno travagliato – dove abbiamo cambiato diversi allenatori – è servito come esperienza di crescita: chi riesce a venir fuori dalle situazioni negative impara e mette nel suo bagaglio degli insegnamenti che poi tornano utili. Da quella retrocessione e da quel ripescaggio siamo poi ripartiti per fare campionati decisamente diversi.

E infatti l’anno scorso la semifinale dei playoff è stata un risultato straordinario. 

Siamo usciti con il Pisa, che poi ha vinto la finale ed è andato in B. Lo scorso anno abbiamo fatto un grande campionato arrivando, nel nostro girone, dietro al Cittadella , che si sta confermando in questa stagione anche in Serie B con l’ossatura della squadra che le ha garantito la promozione. C’è voglia di crescere. In questo momento siamo arrivati al punto più alto della storia del Pordenone Calcio ma credo che ci sia ancora molto lavoro da fare: ci sono realtà come il Chievo, il Carpi e l’Empoli alle quali possiamo ispirarci. Vogliamo provare a raggiungere la promozione già quest’anno: nel caso non dovessimo riuscirci l’obiettivo è quello di arrivarci nel prossimo futuro.

Obiettivo promozione nel quale crede mister Tedino, a guida di un gruppo compatto che gioca bene a calcio. 

La gestione Tedino è un po’ all’inglese: l’allenatore-manager che si occupa della squadra a 360°. La squadra gioca bene è questo è riconosciuto anche dagli avversari. In generale comunque la nostra società è un modello sportivo che sta piacendo e al quale molti stanno guardando. 

Pordenone Calcio - Squadra

Quali sono per lei i cardini di questo modello? 

Direi sicuramente la mia famiglia, il grande rapporto con i miei soci e il valore umano dei ragazzi, dei quali non nascondo la professionalità. La nostra filosofia di calcio è un’idea di società preparata poi anche dal punto di vista culturale e dello studio.

Infine, il progetto stadio. A quando la sua realizzazione?

Il progetto stadio partirà. La location individuata è quella dell’Interporto – con le dovute valutazioni geologiche – e vedrà il coinvolgimento del Comune per quanto riguarda la sua definizione e una società privata che si occuperà della realizzazione dell’impianto. La mia idea è quella di una cittadella dello sport più che uno stadio: vogliamo permettere di praticare anche altre discipline come la pallavolo e il basket, con delle palestre all’altezza. Quindi una struttura polivalente che possa soprattutto diventare anche una fonte di reddito, come testimoniano gli stadi di proprietà già esistenti. In questo senso lo stadio di Udine è l’esempio da seguire. Purtroppo in Italia abbiamo strutture vecchie: io voglio fare una cosa all’inglese, molto raccolta, che permetta al tifoso di vivere la partita e alle famiglie di passare del tempo libero. Un’idea di stadio moderno dove ci possa essere anche altro oltre alla partita. Un progetto sportivo importante non può che partire da uno stadio all’altezza.

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Appassionato di calcio fin da bambino, ma oltre che per il pallone ho il cuore in gola anche ad ogni partenza di un GP di Formula 1. Enjoy DotSport!

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