Sì, Antonio Conte è tra i più grandi allenatori di oggi

Sì, Antonio Conte è tra i più grandi allenatori di oggi

Antonio Conte è forse l’allenatore del momento per quanto riguarda il calcio europeo. Il suo Chelsea, reduce da una stagione disastrosa, ha appena centrato la dodicesima vittoria consecutiva e guida la Premier con 7 punti di vantaggio sulle inseguitrici.

Il bello è che, fino a qualche mese fa, il tecnico salentino divideva molto. Le modalità di quel famoso addio alla Juventus hanno letteralmente spaccato il tifo della Vecchia Signora: da totem indiscusso, Conte per molti tifosi bianconeri è diventato addirittura una figura negativa. Senza dubbio il tecnico ha sbagliato molto dal punto di vista comportamentale negli ultimi suoi mesi: con l’irrazionalità e i forti sentimenti che per natura contraddistinguono il tifo, è comprensibilissimo che in molti si siano sentiti come amanti traditi.

Tuttavia, in troppi casi il giudizio umano ha influito decisamente troppo su quello professionale: si può benissimo non apprezzare il personaggio, ma non si possono ignorare i fatti oggettivi; questi ci dicono che abbiamo a che fare con un vero e proprio fuoriclasse della panchina, uno dei primissimi allenatori del mondo, i cui fallimenti si contano sulle dita di una mano (e non a caso, i suoi più accaniti detrattori citano sempre quelle 3-4 partite per provare a sminuirlo).

Magari era difficile aspettarsi che il suo Chelsea potesse imporsi fin da subito nettamente in un campionato così competitivo, ma chi lo conosce bene non può essere poi così stupito. I suoi pregi sono tanto numerosi quanto evidenti, e si sono visti in tutte le sue esperienze: trasformazione rapidissima delle sue squadre da armate Brancaleone a formazioni solidissime, capacità più unica che rara nell’esaltare uomini in forte crisi identitaria, il trovare un senso tattico anche ai giocatori più mediocri e il creare un’encomiabile unità di intenti con tutto l’ambiente, con davvero undici uomini disposti a morire per lui.

Che sia la Juventus, la Nazionale e il Chelsea, l’effetto Antonio Conte ha sempre prodotto risultati ai limiti del miracoloso, rigenerando rose date da tutti per morte, ottenendo successi insperati in contesti molto difficili. Tre casi fanno una prova delle sue effettive capacità.

Quindi, si sta parlando di un Messia perfetto ed infallibile? Assolutamente no. Anche lui, ha diversi (e grossi) difetti. Quelli caratteriali, per esempio, l’hanno totalmente fatto scoppiare nel finire del suo ultimo anno alla Juventus, con delle conferenze stampa simili a sedute di psicoterapia.  Il suo modo viscerale di intendere il ruolo dell’allenatore rischia di avere la data di scadenza come il latte per una rosa che, oltre un fisiologico limite di tempo, rischia di non durare.

Inoltre, il suo vivere il calcio in maniera così schematica e dogmatica alla lunga ha portato a diversi scompensi: basta pensare che se ne è andato via da Torino essenzialmente come conservatore, con la paura di porre anche solo la più minima modifica alla struttura predefinita. La sua concezione calcistica (onestamente, abbastanza fondamentalista) rifiuta in maniera piuttosto dispregiativa la casualità e l’improvvisazione nel corso dei 90’, con schemi ripetuti all’infinito anche se questi non danno i loro frutti: non a caso, le sostituzioni (sia tecniche che tattiche) nello svolgimento di un match vengono viste quasi come un fallimento personale dallo stesso  Antonio Conte.

Esempi recenti vengono dagli ultimi Europei, dove si sono alternate prestazioni da far vedere nelle scuole calcio a partite di una mediocrità sconcertante, dove l’eccessiva cocciutaggine tattica ha dato vita a spettacoli piuttosto censurabili.

Per crescere a 360°, Conte dovrà dimostrare qualcosa in più nel medio-lungo periodo: per un tecnico di livello, è stato oggettivamente grave ciò che si è visto negli ultimi mesi alla Juventus, per giunta in un ambiente che lo amava alla follia (a dirla tutta, sentendolo oggi ai microfoni pare molto migliorato sotto questo aspetto). E non è un caso il fatto che un profilo tatticamente (molto) meno geniale come Allegri abbia fatto bene, fornendo quel pizzico di elasticità mentale in più a una squadra che, pur fortissima, in ambito internazionale era decisamente troppo bloccata.

La prossima Champions League sarà quindi una forte occasione di riscatto per lui, per vedere se nell’unico palcoscenico in cui non si è ancora imposto riuscirà ad ottenere quella flessibilità nella lettura del singolo match che forse gli è in precedenza un po’ mancata. In ogni caso, i suoi (risolvibili) difetti fanno comunque parte del personaggio, che valutandolo nel complesso appartiene già di diritto all’elite europea degli allenatori. Al netto della (soggettiva) simpatia, sono i risultati che contano. E, nel caso di Antonio Conte, questi parlano chiarissimo.

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