Editoriale TuttoNapoli: Il Napoli è schiavo di se stesso

Editoriale TuttoNapoli: Il Napoli è schiavo di se stesso

EDITORIALE TUTTONAPOLI: IL NAPOLI E’ SCHIAVO DI SE STESSO

Ancora due punti persi. Ma i due gettati ieri sera nel finale contro il Sassuolo gridano vendetta più degli altri. L’occasione di accorciare le distanze sulle dirette rivali in campionato era ghiotta. Sfruttarla avrebbe fatto non solo classifica ma anche morale. Invece, il Napoli colleziona il quarto pareggio nelle ultime cinque gare ufficiali. Rimanendo, di fatto, tra color che son sospesi.

Chiariamoci, è presto per far risuonare le campane a morto. La situazione stagionale è tutto meno che compromessa. In campionato, la distanza da secondo e terzo posto è di soli quattro punti. In Champions, due risultati su tre a Lisbona consegneranno il pass per gli ottavi di finale. Persino lo stato di forma della squadra non è così negativo come si dice. Ieri, la banda di Sarri ha disputato un’ottima gara per almeno 60 minuti e nel complesso avrebbe sicuramente meritato la vittoria. Eppure…

Qualcosa, purtroppo, non gira come dovrebbe. Ma parlare sempre dell’assenza di Milik è diventato stucchevole. Certo, la manovra azzurra ha perso qualcosa in efficacia. Ma la qualità del gioco non si discute. Il problema vero, semmai, è che la qualità fine a se stessa non basta più. E’ un Napoli che non riesce a cambiare spartito, che non riesce a giocare diversamente da come sa. Anche quando, per ragion di stato, dovrebbe.

E’ una squadra condannata al supplizio di Tantalo. A rifare sempre lo stesso percorso daccapo, senza arrivare (quasi) a nulla. Gioca bene, ma per limiti fisici non riesce ad andare a mille all’ora per tutta la partita. Se il fiato viene meno a un certo punto, non è capace di gestire. Perché non ha sufficiente struttura fisica (per coprire il campo) né proprietà tecnica (per far letteralmente sparire il pallone) e nemmeno l’attitudine mentale sparagnina. Per le stesse mancanze, non è capace neanche di difendersi. Ed è dunque destinata a ricadere sempre negli stessi errori.

Quando Sarri dice che a 7 minuti dalla fine si dev’essere disposti a uccidere piuttosto che prendere gol, forse sottovaluta il fatto che dovrebbe essere lui a far sì che i suoi giocatori interiorizzino questo modo di fare. Il Napoli è diventato quel che è grazie all’identità di gioco creata dall’allenatore toscano e non ci piove. Nessuno gli chiede di stravolgere quest’identità, di violentare la propria natura. Ma bisogna essere capaci di adattarsi alle circostanze quando queste lo richiedono. Vale in ogni campo della vita, altrimenti non si va lontano.

I fatti dicono che in questo momento gli azzurri hanno bisogno anche di concretezza. In qualche caso, abbassare il baricentro per questioni di risultato non è peccato. Pensare, in determinanti frangenti, primariamente a distruggere il gioco avversario è semplice logica di sopravvivenza. Lo è, a maggior ragione, affidarsi a una situazione di gioco quasi dimenticata come il contropiede. A proposito, ieri sera i vari Hamsik, Insigne, Mertens, Callejon e compagnia hanno dimostrato di ricordarsi ancora come si fa. Altrimenti, l’alternativa è essere coerenti fino in fondo con il proprio modo di giocare. Ma farlo al massimo delle proprie possibilità, a costo che il fisico scoppi. Un’applicazione razionale, al momento, semplicemente non porta risultati. Ci pensi, il tecnico dei partenopei, prima che i rimpianti inizino a diventare troppi.

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