Esonero De Boer, perché non è colpa dell’olandese

Esonero De Boer, perché non è colpa dell’olandese

ESONERO DE BOER – UN ADDIO PREANNUNCIATO

Se ne è andato da signore, Frank De Boer, con un post di ringraziamento su Instagram ai tifosi che l’hanno sempre sostenuto. Un gesto nobile, da uomo prima che da allenatore, nonostante la breve parentesi di poco più di 80 giorni a Milano. Un gesto che non era tenuto a fare, dato anche il trattamento ricevuto da una (non) società e dai media italiani.

 

ESONERO DE BOER – I NUMERI

Partiamo da un dato di fatto: i numeri dell’esperienza di De Boer all’Inter sono chiari.

7 sconfitte su 14 partite, con una media di una partita persa ogni due giocate;

2 sconfitte su 3 partite in Europa League con un cammino europeo compromesso;

4 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte in campionato, con un distacco di 6 punti dal terzo posto dopo 11 partite;

8 volte su 11 l’Inter è andata sotto in campionato, recuperando la partita solo 4 volte;

13 gol fatti e 14 subiti in campionato, 2 fatti e 5 subiti in Europa League;

dei 13 gol fatti in campionato 8 li ha siglati Icardi, l’unico a regalare i 3 punti con le sue reti.

 

ESONERO DE BOER – MA DI CHI È LA COLPA? 

Di chi è la colpa di questo scempio? Assolvere completamente De Boer non sarebbe veritiero, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi difensivi, ma molte sono le scusanti che giustificano l’olandese.

In primis le tempistiche: volenti o nolenti De Boer è arrivato a dieci giorni dall’inizio del campionato, di cui conosceva poco o nulla.

In secondo luogo la rosa: il mercato era stato fatto per Mancini (a dir la verità forse nemmeno per lui) e la squadra non ha mai dimostrato compattezza nel seguire l’allenatore, non giocando al 100% costringendo la società a farlo fuori.

Terzo, ma non per importanza, la mancanza della società: sì, perché l’Inter non ha una società in grado di prendere decisioni, con un continuo rimbalzo fra Suning, Thohir e il trio Ausilio-Zanetti-Gardini, il cui risultato è stato quello di confermare De Boer a cinque giorni di distanza dalla sconfitta di Bergamo (dopo la vittoria con il Torino, ndr) salvo poi esonerarlo qualche giorno dopo.

Una mancanza di organizzazione che non può essere giustificabile per una società che vuole tornare ai vertici e che ancora dimostra confusione non trovando sintonia nemmeno sul successore, fra la pista italiana proposta da Ausilio alla pista estera voluta da Suning.

ESONERO DE BOER – GLI ALIBI DELL’OLANDESE

Parlare di meriti può risultare forse eccessivo e probabilmente il poco tempo a disposizione, come ha detto lui stesso, non è stato sufficiente a sviluppare un progetto nato male all’origine. Ma a Frank va il merito di aver sempre dimostrato professionalità: volendo provare a imparare l’italiano per rapportarsi con i media (non certo corretti nei suoi confronti in certi giudizi); sopportando la non presenza della società, incapace di difenderlo e infine sopportando la non professionalità di un gruppo di giocatori incapaci di fare squadra.

De Boer se ne va, ma alla fine i problemi in casa Inter, rimarranno.

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Appassionato di calcio fin da bambino, ma oltre che per il pallone ho il cuore in gola anche ad ogni partenza di un GP di Formula 1. Enjoy DotSport!

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