Jonah Lomu il gigante che sconvolse il rugby

Jonah Lomu il gigante che sconvolse il rugby

Jonah Lomu se ne andò un anno fa esatto a soli 40 anni

Il gigante neozelandese era malato da tempo e aveva subito un trapianto di rene, nonostante la breve carriera rimaneva una delle personalità più note del rugby mondiale.

Lomu irruppe sulla scena mondiale come un temporale estivo: potente, fragoroso, maestoso e inarrestabile nel 1995.

La carriera sua fu breve ma incredibilmente intensa, dal suo esordio a un torno di sevens a Hong Kong nel 1994 al 2002, anno in cui si dovette fermare, dominò la scena internazionale, dopo un trapianto renale cercò invano di tornare il giocatore che fu, ma non riuscì nell’impresa. Sconfitto dai propri reni e mai da un avversario in campo, Lomu divenne un ambasciatore dello sport, sfruttando in maniera sagace la propria notorietà, si prestò a opere di beneficienza e di divulgazione del rugby.

Jonah Lomu: gli inizi

Ai tempi in cui non esisteva internet e si viveva di sentito dire e di articoli ribattuti da qualche giornalista in possesso di contatti in Nuova Zelanda, poco si sapeva di questo giocatore quando arrivò ai mondiali del 1995 in Sud Africa.

La sua prima apparizione sulla scena internazionale fu nel 1994 a Hong Kong in un torneo di sevens passato quasi inosservato in Europa, ma non ai selezionatori degli All Blacks, che gli diedero a poco più di 19 anni la prima maglia da titolare quando la Francia fece visita in Nuova Zelanda nel giugno del 1994.

Erano altri tempi, non solo per l’assenza di internet e di mille canali digitali dove vedere ogni tipo di sport, ma perché i galletti si imposero in entrambi gli incontri sul suolo neozelandese, un evento che non si è ancora più ripetuto, il momento più alto del rugby d’oltralpe, seguito forse al suo più basso, la sconfitta contro il Canada.

I giornalisti dell’Equipe che seguirono la partita non ebbero modo di notare più di tanto Jonah, obliterato dalla maggior classe di Milou Ntamack.

Immaginiamo, vedendo questa terza linea convertita all’ala venir irrisa dal grandissimo Milou, abbiano pensato a un bluff, forse anche a una mancanza di rispetto nei confronti dei bleus. E così il nome di Jonah Lomu non raggiunse molti onori in Europa.

Jonah Lomu: l’esplosione sulla scena mondiale

Nel 1995, nel risorto Sud Africa, avemmo per la prima volta l’occasione di vederlo in azione.

L’evento planetario, trasmesso in diretta TV, fu il palcoscenico perfetto per lanciare la stella di Jonah Lomu nella stratosfera non solo rugbistica: terminò il torneo con 7 mete al proprio attivo, 4 delle quali in semifinale contro l’Inghilterra, tra le quali l’asfaltata a Mike Catt.

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Lomu divenne un’icona mondiale, il volto più noto di uno sport che dopo anni di dilettantismo si stava timidamente affacciando al professionismo e era in disperata ricerca di appeal al di là dei consueti terreni di caccia.

I mondiali passarono alla Storia per l’effetto pacificatore della vittoria degli springbok, ma mentre il mondo si gustava la fine di un’era buia dell’umanità segnata dalle rivoluzionarie immagini di Madiba in campo con gli springbok, noi rugbisti parlavamo solo di una cosa, di quel terribile numero 11 in maglia tutta nera: un avanti potente che correva con una velocità impressionante letteralmente passando sopra agli avversari.

Il mondiale 1995 non cambiò soltanto la geopolitica sudafricana, ma cambiò il rugby. Da lì in poi tutti iniziarono quella rincorsa all’élite rappresentata dalla Nuova Zelanda, processo che dura fin ora e che non sembra potersi concludere a breve. Gli All Blacks diventarono il metro di paragone in ogni aspetto del gioco, a prescindere dalla preparazione atletica e dalla capacità di adattare un mostro di 1 metro e 96 per 120 kg al ruolo di trequarti ala, fino a quel momento dominio di noi mingherlini.

Jonah Lomu: il gigante fragile

Jonah Lomu apparse su copertine e in TV in diversi spot pubblicitari, in campo era venerato e temuto allo stesso tempo, ma purtroppo si trattava di un gigante fragile, i suoi reni erano il suo tallone d’Achille. Già nel 1996 dovette fermarsi per alcuni mesi per via di un disturbo renale.

Il gigante tornò però presto sui campi di rugby per essere ancora protagonista nei mondiali 1999, dove segnò otto mete e soprattuto nel Tri Nations 2000, dove segnò la meta decisiva nella bellissima Australia – Nuova Zelanda che aprì il torneo, una delle partite più belle della storia dello sport.
La sua ultima apparizione in maglia All Blacks fu nel test di fine anno 2002 in Galles, Nel 2003 però la sua salute peggiorò tanto da richiedere un trapianto renale.

Jonah Lomu: il tentativo di ritorno

Il gigante del rugby non si arrese e dopo li trapianto, iniziò la corsa verso il pieno recupero, un’impresa che molti medici consideravano impossibile.

Ma per il gigante riuscì dove nessuno era mai riuscito: nel 2005 tornò in campo con il dichiarato intento di partecipare all’edizione 2007 della Coppa del Mondo.
Diversi infortuni gli impedirono di giocare con continuità: dopo una mezza stagione in Galless con il Cardiff, tornò in Patria, a North Harbour, ma scese in campo una sola volta durante l’NPC e mancò l’obiettivo di un contratto in Super 14, mettendo virtualmente la parola fine alla propria carriera internazionale.

Nel 2007 si ritirò ufficialmente dal rugby. Ma il richiamo del fango e della palla ovale fu troppo forte, nel 2009/’10 giocò tre partite con il Marsiglia in Federale 1.

Jonah Lomu: fuori dal campo

Lomu continuò a essere una figura centrale del rugby mondiale anche fuori dal campo, prestandosi a diverse raccolte fondi, soprattutto per bambini in bisogno d’aiuto, la sua figura era riconosciuta in tutto il mondo tanto che fu anche uno dei volti promozionali del mondiale 2015 in Inghilterra, nonostante la sua salute fosse in netto deterioramento.

Commovente fu il suo incontro nel Febbraio 2015 con l’ex springbok Joost van der Westhuizen, protagonista di un disperato placcaggio ai suoi danni durante la finale della Coppa del Mondo 1995, malato di sclerosi e costretto su una sedia a rotelle.
I due ex-avversari, uniti nella gloria rugbistica e nel destino beffardo, si scambiarono parole di grande affetto e incoraggiamento, perfettamente riassunte dall’ex mediano di mischia: “il motivo per cui alcuni mollano è perché guardano a quanto ancora devono fare, invece di a quanto hanno già fatto”

Jonah Lomu: la morte

La sua vita terminò inattesa esattamente un anno fa, in una mattina di primavera australe nella sua Auckland. Era appena tornato da Dubai, dove aveva trascorso una breve vacanza con la famiglia al proprio ritorno dall’Inghilterra.

Il suo grande cuore non resistette più e lo lasciò andare, come un placcatore che tenta di fermare un avversario più grosso e potente di lui lascia la presa e vede l’avversario scappare via.

Si dice che il rugby sia lo sport giocato in paradiso, se questo è il caso, gli angeli hanno avuto un anno di tempo per adattarsi al nuovo avversario che a noi, quaggiù manca tantissimo.

 

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Corrispondente da Melbourne - Australia. Maniaco di rugby, appassionato di ogni sport

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