Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration – Recensione (PlayStation 4)

Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration – Recensione (PlayStation 4)

Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration – Recensione (PlayStation 4). Vent’anni fa, in questo periodo, usciva uno dei titoli che avrebbe cambiato la storia dei videogame d’avventura e perfino il modo stesso con cui i videogiochi sarebbero stati visti in futuro “dall’esterno”, sdoganandoli, grazie anche alla sua protagonista Lara Croft, dal loro ruolo di prodotti di intrattenimento riservati a un pubblico di nicchia. Parliamo di Tomb Raider, che come serie ha poi attraversato da allora periodi di alti e bassi, fino a quando, nel 2009, il franchise è finito in mano a Square Enix, che lo comprò per 84,3 milioni di Sterline, con la decisa volontà di rinnovarlo. Cosa che portò alla drastica decisione di rifare tutto da zero. In quel periodo Lara Croft non era più il fenomeno globale degli anni ’90, e la serie sembrava troppo ferma su sé stessa. Con la “spinta” del nuovo publisher, lo sviluppatore Crystal Dynamics ripartì dalle fondamenta, stravolgendo quasi completamente il concept originale con l’idea di creare un prodotto decisamente più maturo e realistico sia nel gameplay che nella trama e nel design della protagonista. Ma cambiare quest’ultima ha implicato una totale revisione di quelle meccaniche che ormai caratterizzavano personaggio e videogioco.

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Una delle sfide più difficili del team divenne di conseguenza quella di modificare radicalmente il gameplay in funzione della sua eroina, che non avrebbe avuto più nulla a che vedere col personaggio stereotipato di un tempo. Conseguentemente alla “nuova” Lara, più umana e inesperta, che doveva imparare a cavarsela in situazioni limite, il titolo perse molta della componente puzzle/esplorativa dei precedenti capitoli, guadagnandone in termini di struttura narrativa sulla moda lanciata dalla serie Uncharted. Una scelta coraggiosa, che premio’ gli sviluppatori, che col nuovo Tomb Raider raccolsero consensi a livello di critica e, col tempo, anche di pubblico, convincendo nei mesi a seguire Square Enix a finanziarne un seguito che proprio recentemente abbiamo rivisto nei negozi nella sua incarnazione per PlayStation 4, Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration.

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Il titolo targato Crystal Dynamics non sarà il migliore gioco d’azione e avventura in assoluto, così come non è neanche il gioco open world più bello, ma lo diventa nel momento in cui riesce a mescolare sapientemente questi due generi. Dalla combinazione di questi elementi nasce infatti un’avventura story-driven coinvolgente e affascinante come poche, con però anche una certa libertà e tante cose da’evoluzione della protagonista di cui parlavamo all’inizio si ripercuote infatti parallelamente sull’impostazione di gioco, che perde infatti molta della componente puzzle/esplorativa dei precedenti capitoli, guadagnandone in termini di struttura narrativa, sulla moda lanciata dalla serie Uncharted di Naughty Dog. In questo Tomb Raider Lara Croft non compie mirabolanti salti acrobatici, non spara come un pistolero, né conosce le arti marziali. “Semplicemente” tenta di restare viva, esplora, caccia, acquisisce esperienza utile per sbloccare nuove mosse di combattimento, si procura le armi (l’arco, una pistola, un fucile d’assalto e uno a pallettoni) e gli oggetti utili per potenziarle.

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Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration non delude dal punto di vista delle meccaniche di gioco, che si rifanno a quelle del predecessore, condividendone la struttura di base, anche se arricchita da diverse novità che ne migliorano ulteriormente l’esperienza. Su tutte l’implementazione di mappe di dimensioni più ampie rispetto a quelle viste in passato, che offrono più opportunità a livello esplorativo: che sia affrontare una battuta di caccia per raccogliere risorse, esplorare l’area alla ricerca di collezionabili, compiere missioni secondarie o esplorare antiche strutture ricche di tesori, in questo secondo episodio della “nuova Era” non si rischia mai l’effetto noia. Altra novità importante è costituita dal miglioramento delle fasi di combattimento, che risultano più fluide e naturali, complice il lavoro certosino degli sviluppatori sulle animazioni e le mosse di Lara, sull’intelligenza artificiale dei nemici e sul level design degli ambienti, che a seconda del caso ben valorizzando lo scontro diretto o quello stealth. In quest’ultimo caso, nascosti nell’ombra, tramite l’istinto è possibile evidenziare i nemici isolati, i quali vanno poi attirati in trappola e messi fuorigioco tramite l’uso di armi o delle esecuzioni ravvicinate.

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L’edizione PlayStation 4 di Rise of the Tomb Raider è arricchita dalla presenza di contenuti extra come tutti i DLC realizzati a suo tempo per il titolo, più altri completamente inediti. C’è Legami di Sangue, dove la celebre archeologa deve esplorare il maniero di famiglia ed interagire con i numerosi oggetti sparsi all’interno di esso per conoscere numerosi retroscena sulla famiglia e sull’infanzia di Lara. Il secondo contenuto è l’Incubo di Lara, dove la Croft deve affrontare orde di morti viventi all’interno della sua villa. Il tutto impreziosito da una grafica semplicemente spettacolare e da un comparto audio degno di una produzione cinematografica.

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Rise of the Tomb Raider sbarca su PlayStation 4 permettendo finalmente a tutti i giocatori di poter affrontare la nuova avventura di Lara Croft. Il titolo ha tutto quello che serve per entusiasmare i fan del genere e non solo loro: ottima grafica, buonissima giocabilità, longevità alle stelle. Rise of the Tomb Raider, insomma, è un gioco che tutti gli appassionati di avventura non possono lasciarsi scappare per vivere un’esperienza di gioco intensa, drammatica e appassionante. Tutti elementi che finiscono per aggiungere una nuova dimensione emotiva a una delle più grandi eroine del mondo dei videogiochi, e a creare una sorta di empatia col personaggio.

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Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è una delle firme storiche di Multiplayer.it. Ma in diciotto anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Fa parte di Giornalisti Senza Frontiere ed è spesso impegnato in scenari di guerra come la Siria e la Libia.

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