NBA, Hall of Fame 2016: Yao sobrio, Iverson si commuove, Shaq si prende il proscenio

NBA, Hall of Fame 2016: Yao sobrio, Iverson si commuove, Shaq si prende il proscenio

E’ stata la loro notte e non poteva essere altrimenti. Shaquille O’Neal, Allen Iverson e Yao Ming sono stati introdotti nella “Hall of Fame” del Basket del Naismith Memorial di Springfield, Massachussets. Una cerimonia resa indimenticabile anche dai discorsi con cui le tre leggende della pallacanestro americane hanno accolto l’onore di veder per sempre accostato il loro nome ai grandissimi della palla a spicchi.

Ha cominciato Yao. Sobrio, contenuto, parole misurate, quasi come volesse lasciare il proscenio agli altri: «Voglio ringraziare Bill Russell e Bill Walton per l’aiuto e il supporto durante i miei primi anni e i Rockets, per avermi fatto sentire da subito a casa. Sono un Texano, sono un Rocket e lo sarò per sempre».

E’ toccato poi ad Iverson salire sul palco. Un ringraziamento commosso di oltre mezz’ora a parenti, amici e, soprattutto, a Thompson, il suo coach ai tempi del college a Georgetown «che mi ha salvato la vita». Poi è  toccato al “The Answer” ammirato per anni in campo. Uno fatto alla sua maniera, che non rimpiange nulla di ciò che è stato e che rifarebbe ogni singola cosa dei suoi 14 anni di carriera, dentro e fuori dal campo. Anche se non sempre si è trovato dalla parte giusta:  «Non ho rimpianti per quello che sono, una persona amata da famiglia, amici, compagni di squadra, tifosi».

Senza dimenticare un aspetto che potrebbe apparire secondario per altri, non per lui: il ricordo«2Pac, Notorius BIG e Michael Jackson: la colonna sonora della mia carriera». Infine l’accenno al suo idolo assoluto: «Si può desiderare di tirare come Bird, passare la palla come Magic e andare a rimbalzo come Barkley ma io volevo essere Mike. Jordan è l’unico essere umano che, umano, non sembrava. Ricordo la prima volta che l’ho visto mi sono detto “Ehi, quello è Mike e indossa davvero le Jordan”».

Poi, il momento più atteso. Quello di Shaq. Che, da intrattenitore di lusso, si è preso lo show alla sua maniera: «Voglio ringraziare Nick Anderson per aver sbagliato quei quattro tiri liberi nelle Finali del 1995. Chiaramente, Nick, sto scherzando. Ma mentre scrivevo questo discorso ho pensato: “Sai Cosa? Sarebbe divertente se un terribile tiratore di liberi ne prendesse in giro uno “solo” pessimo. Avrei dovuto ascoltare Rick Barry, che mi dicevaa di tirare in un certo modo. Però sapete cosa? Nonostante sia stato un terribile tiratore dalla lunetta, sono entrato nella Hall of Fame in 15 minuti. Per questo, Rick, ti ringrazio ma non ti ringrazio. Sono troppo dannatamente grosso per poter tirare i liberi da sotto».

E non poteva mancare l’accenno al grande amico-rivale di sempre: «Per ultimo, ma non ultimo, permettetemi di ringraziare il grande Kobe Bryant. Per avermi aiutato a vincere tre titoli consecutivi e per avermi fatto scambiare con i Miami Heat».

Risate e applausi. per Shaq e per la “Classe del 2016” che, da stanotte, avrà per sempre il suo posto nella storia del basket.

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Laureato in Giurisprudenza e giornalista professionista, da piccolo sognavo di diventare calciatore, giocatore di basket, pilota di Formula 1. Scrivere di tutte queste cose mi ha permesso in qualche modo di realizzare quei sogni.

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