“The Bleeder”. La storia di Wepner, l’eterno secondo entrato nella storia.

“The Bleeder”. La storia di Wepner, l’eterno secondo entrato nella storia.

LA STORIA DI CHUCK WEPNER AKA “THE BLEEDER” – Nel New Jersey corre l’anno 1939. Siamo verso la fine di febbraio ed è appena nato un futuro venditore di liquori, avvezzo alla droga ed alle donne. Una persona qualunque, forse una di quelle che si tende ad evitare. Nessuno sa che quella persona sarebbe diventata un pugile professionista. Nessuno ancora è conscio del fatto che quella persona, Chuck Wepner, sarebbe stata una vera e propria musa ispiratrice per Sylvester Stallone nel suo Rocky.

Chuck Wepner non è mai stato un campione. Non ha titoli nel suo palmares se non una lunga serie di combattimenti persi e corse al titolo sfumate. Un eterno secondo, un perdente di successo. Nessuno si ricorderà di lui per una cintura vinta. Molte le sconfitte eccellenti, spicca su tutte quella contro Sonny Liston il cui scontro diede vita ad uno dei match più feroci e adrenalinici della storia della Boxe.

Il periodo dei suoi combattimenti coincideva con l’epopea di Cassius Clay, meglio conosciuto come Muhammad Ali. Impossibile trionfare. Ma lui, Chuck Wepner, ha qualcosa che lo contraddistingue. La tenacia. Non ci sono preclusioni, per lui. E per quanto possa essere difficile, a tratti impossibile, battere un pugile come Ali, Chuck deve provarci. Wepner sapeva come incassare e la sua tecnica della difesa ad oltranza gli permetteva di attudire ogni forma di colpo infertogli. Le qualità di incassatore professionistà furono notate dal magnate della boxe Don King che organizzò uno dei match più spettacolari. Nel 1975, mise in palio la cintura dei pesi massimi che apparteneva a Muhammad Ali. A sfidarlo fu proprio Wepner.

“The Bleeder” racconta proprio questa storia. Un match di 15 round tra il pluricampione Muhammad Ali e Chuck Wepner, soprannominato “The Bleeder” a causa della sua emofilia che lo portava a sanguinare molto spesso durante i match. La sfida tra i due ispirò Stallone per girare quella perla del cinema che risponde al nome di Rocky, dal quale ne conseguì una saga che riscosse successo in tutto il mondo. Un personaggio, quello di Stallone, che incarna la forza di volontà e di perseguire i propri sogni sempre e comunque e che riuscirà ad ottenere ciò che vuole attraverso il duro lavoro. La classica favola americana a lieto fine che tutti quanti noi conosciamo.

Alla 73esima mostra del cinema di Venezia, il regista canadese Falardeau presenta fuori concorso questo film che già ha riscosso un responso positivo da parte della critica. Un film che vuole raccontare la storia di un perenne sconfitto, di un perdente con classe che sapeva come incassare le botte, sul ring e fuori, anche grazie a Liev Schreiber, attore e produttore del film.

Ma soprattutto, la storia di un quasi campione che non ha mai mollato e che non ha mai voluto mollare. Poco importa non esserci riuscito. L’importante è averci provato. Senza rimorso e soprattutto senza rimpianto.

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Studente di cinema e giornalismo con la passione per lo sport. Calcio e film sono il mio pane quotidiano. Curo per DotSport la rubrica "Cinema e Sport" in cui parlo di film che si legano al mondo sportivo in ogni sua forma. Perchè lo sport, come il cinema, è anche intrattenimento.

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