GP Monza 2016: dominio Mercedes, Ferrari 3ª e 4ª

GP Monza 2016: dominio Mercedes, Ferrari 3ª e 4ª

La Ferrari ci ha provato, con una strategia un po’ più rischiosa e diversa da quelle pronosticate prima della partenza (tre soste anziché 2): il tentativo disperato non ha funzionato, ma ha ridato morale e fatto sperare fino all’ultimo. Vettel e Raikkonen hanno concluso il Gran Premio d’Italia a Monza in terza e quarta posizione, a soli (si fa per dire) 20 secondi dalla vetta, ma con un pit stop in più e, forse, qualche rimpianto.

Solito dominio Mercedes dal primo all’ultimo giro, con un Nico Rosberg che torna alla ribalta e vince in Italia, approfittando anche di una brutta partenza di Lewis Hamilton che così, dopo aver vanificato la pole position conquistata ieri in qualifica, è stato costretto ad una rimonta dal 6° posto.

Hamilton ha limitato così i danni e può ritenersi soddisfatto, non tanto da sorridere e festeggiare con il team e i tifosi, ma abbastanza da conservare il vantaggio su Rosberg in ottica mondiale.

Vettel torna sul podio dopo un’assenza di cinque gare e festeggia, seppur un “semplice 3° posto” davanti al grande cuore Ferrari esposto in pista subito dopo la classica invasione Rossa dei tifosi. Raikkonen, invece, rimane ai piedi della Top 3 ma il gradino più basso è mancato davvero di pochissimo.

Daniel Ricciardo chiude in 5ª posizione, dopo aver scavalcato Bottas, 6°. Chiudono la Top 10 Verstappen, un ottimo Perez, Massa e Hulkenberg.

Nessun particolare sussulto e gara, tutto sommato, regolare e tranquilla. Le Mercedes hanno fatto soltanto due pitstop e sono riuscite, così a scavalcare le due Rosse che, invece, si sono fermate tre volte: questa strategia ha funzionato? O si poteva dare di più?

Sembra, in realtà, che la Scuderia non potesse in realtà fare più di quanto ha fatto. Chiudere così vicino alle Mercedes e soprattutto a pochi secondi dal 2° posto di Hamilton può ridare speranza e morale. Ma, chissà, cosa sarebbe potuto succedere con un pit stop in meno e quindi più di 20 secondi risparmiati? Facile fare conti così, ma in pista sarebbe stato tutto diverso.

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I tifosi, dal canto loro, hanno dato il massimo. Un cuore, quello sotto il podio, che ha messo i brividi.

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Volevo fare la giornalista fin dall'età di 8 anni. Ora ne ho 22 e non ho cambiato idea. Parlo di Formula 1 e racconto il suono dei motori in pista.

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