Messi, addio nazionale. Ma tra due anni in Russia…

Messi, addio nazionale. Ma tra due anni in Russia…

Con il clamoroso addio alla nazionale, annunciato dopo il ko ai rigori nella finale di Copa America col Cile, Leo Messi ha finalmente ammesso la sua inferiorità rispetto a Diego Armando Maradona. Un paragone pesante che lo insegue fin da quand’era ragazzino prodigio, impedendogli forse persino di essere fino in fondo se stesso, poiché sempre proteso a eguagliare e superare il mito che gli viene accostato.

La Pulce, al contrario del Pibe, ha vinto tutto col suo club e niente con l’Albiceleste: in bacheca gli resta giusto quell’Olimpiade lucrata a Pechino con la rappresentativa Under 23 a inizio carriera. Il prosieguo è un rosario di occasioni perse, riassumibile nelle quattro finalissime abortite: da leader indiscusso dell’Argentina è arrivato a tanto così da tre titoli continentali (2007, 2015, 2016) e un titolo iridato (2014), rimanendo però sempre a mani vuote. Il tutto con le aggravanti di avere attorno compagni di alto livello e di non aver sfruttato il periodo di crisi del principale avversario, il Brasile.

Non è l’unico big della storia del pallone respinto alle porte del paradiso con la sua nazionale: nell’ottima compagnia è compreso pure l’arcirivale Cristiano Ronaldo, imprigionato in un Portogallo eternamente allergico al salto di qualità. I tifosi argentini non hanno gradito il gran rifiuto formulato da Messi lunedì notte, nell’immediato dopopartita di Cile-Argentina, scomodando proprio il fantasma di Dieguito. Il precoce addio all’Argentina, probabilmente figlio dell’emotività, certifica anche una leadership debole: Messi ha imposto i suoi desiderata (convocazioni comprese) a tutti i ct che ha avuto, ma non ha mai ricambiato trascinando la squadra fino in fondo. Al contrario di Maradona, che a Napoli fece mille bizze, ma in nazionale si spese senza risparmio, nella buona e nella cattiva sorte, e vinse un Mondiale quasi da solo, nell’86.

Cosa accadrà adesso? Non è detta l’ultima parola: all’orizzonte c’è un altro Mondiale, nel quale l’Argentina vice campione uscente si presenterà da sicura pretendente al trono. Saltando a piè pari le qualificazioni, Messi potrà resettare tutto, riposandosi e concentrandosi sul Barça, per rientrare magari nel gruppo al momento giusto: non più come punta dell’iceberg, ma come invidiabile valore aggiunto. Se davvero ci ripensasse, nessuno in Argentina sarebbe così masochista da chiudergli le porte. In Russia, a 31 anni, sarebbe davvero l’ultima chiamata: noi fin da ora scommettiamo che la Pulce ci sarà.

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