Simone Pepe appende le scarpe al chiodo: dopo gli infortuni per lui una nuova vita

Simone Pepe appende le scarpe al chiodo: dopo gli infortuni per lui una nuova vita

Simone Pepe dice addio al calcio giocato. Un ritiro che, nonostante i 33 anni sulla carta d’identità, avrebbe probabilmente tardato ancora un po’ ad arrivare, se non fosse stato per quei guai fisici che hanno pesantemente minato la sua carriera. Avrebbe forse stretto ancora i denti perché il giocatore, consacratosi con la maglia della Juventus, di energia ne ha da vendere. Lo ha dimostrato con la casacca dell’Udinese e poi con il passaggio all’altra bianconera, quella della Juve. A Torino sono esplosi però anche i problemi fisici, inaspettati e subdoli. Da quello che pareva un infortunio muscolare non si è più ripreso del tutto, dopo le complicazioni dovute al tessuto cicatriziale. Eppure Pepe è sempre rimasto l’uomo spogliatoio, fino al suo ultimo giorno in bianconero, fino all’ultima vittoria con la squadra. Un giocatore così importante da portare Antonio Conte a mettere da parte il 4-3-3, all’epoca in buona parte costruito sulla corsa, il fiato e i gol de “Er Chiacchiera” sulla fascia. Un soprannome che spiega lui stesso: Non stavo zitto un secondo, nello spogliatoio ero un “cazzarone”. Conte mi diceva che fuori dal campo potevo dire quello che volevo, ma quando si lavora in allenamento massimo silenzio. Io invece rompevo e scherzavo con tutti anche durante lo stretching. Conte è l’allenatore più forte che ho avuto, è stato il mio maestro”, ha raccontato in una recente intervista a “Il Centro”, rivolgendo ottime parole anche ad Allegri “E’ stato bravissimo a gestire la squadra e ha portato le sue idee in modo molto intelligente”.

Pensò già di ritirarsi, ma si tirò su un’altra volta per continuare a inseguire il suo sogno sui campi da calcio. Nell’estate del 2015 arrivò il trasferimento al Chievo, con il quale ha collezionato 22 presenze. In quest’ultima stagione ha cercato di aiutare il Pescara nella cavalcata in Serie A. Ma così come il Delfino ha dovuto arrendersi alla retrocessione, anche Pepe ha avuto i suoi guai. Sempre colpa del fisico, che lo hanno costretto a sole 12 presenze. Ma per lui è pronta una nuova vita, non troppo distante dal pallone: la società biancazzurra ha avanzato la proposta di inserirlo come club manager (una sorta di tramite tra staff tecnico e societario) alla fine di questa stessa stagione. Idea seriamente valutata dal giocatore, che molto probabilmente accetterà: “Al calcio giocato probabilmente non posso dare più nulla – è l’amara constatazione di Pepe – mi piacerebbe dare il mio contributo in altri ambiti. Mi metterò alla prova. Posso imparare dal direttore sportivo. Il club manager è una figura di raccordo tra la squadra e la società. Poi vivi accanto al direttore sportivo, un mestiere che mi piacerebbe fare”. Nonostante la sua Roma sia nel cuore, resterà dunque a Pescara, città in cui ha confidato di trovarsi benissimo. Soprattutto potrà cercare di trasmettere ancora un po’ della sua energia al calcio. Con i migliori auguri, è giunto il momento di salutare Simone Pepe. Ma nessun addio: mancheranno le sue rincorse sulla fascia, ma la sua semplice ironia si farà ancora sentire. “Se non avessi fatto il calciatore? Avrei fatto il benzinaio. Da ragazzino volevo fare quel mestiere perché vedevo sempre i benzinai con il portafogli pieno…”.

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