EDITORIALE – L’ennesimo capolavoro tattico di Massimiliano Allegri.

EDITORIALE – L’ennesimo capolavoro tattico di Massimiliano Allegri.

BARCELLONA JUVENTUS – Un pareggio a reti bianche che sancisce l’eliminazione del Barcellona, una finale vendicata, l’accesso nell’Olimpo delle squadre più forti d’Europa. Il sorteggio non era benevolo già dall’inizio e tra i tifosi bianconeri c’erano sentimenti contrastanti: chi aveva paura e chi no. La vittoria di un girone apparentemente facile sembrava essere una condanna per la squadra pluricampione d’Italia. Il Barcellona, secondo classificato alle spalle del City, è una corazzata con quei tre là davanti capaci di scardinare ogni difesa possibile. La fantasia di Neymar, la classe di Messi ed i gol di Suarez. Non a caso, quei tre mostri sacro rappresentano il reparto d’attacco più forte del Mondo, con numeri da capogiro. Ben ventisei le reti messe a segno tra il girone e gli ottavi di finale con annessa imbattibilità casalinga. Il Camp Nou è un fortino, più dello Juventus Stadium. Di contro, la difesa sembra essere un po’ troppo ballerina.

Agli ottavi di finale, il PSG di Emery riesce a rifilare quattro gol senza subirne alcuno, tra le mura amiche. Ma il ritorno è stata un’altra storia. Sei reti ed i parigini tornano a casa mesti e con i lividi. Una rimonta storica proprio lì, in quel fortino che si chiama Campo Nou. Un Barcellona che si perde e si ritrova nel giro di un paio di settimane. Poi il sorteggio. E la Juventus, di nuovo, dopo due anni dalla finale di Berlino. Una rivincita per Allegri, una conferma per i catalani. Al campo l’ardua sentenza. E in fondo, si sa: il campo non mente mai. I tre mostri sacri non creano spavento a Buffon. Ci pensa Iniesta ma Buffon si supera. E Dybala si esalta. Un tre a zero che convince ma non lascia sicuri. Bisogna andare al Camp Nou, lì dove il Barcellona è stato capace di rifilare sette gol al Celtic, quattro al City ed al Mochengladbach e ben sei al PSG. E così Barcellona Juventus potrebbe diventare una seconda replica degli ottavi di finale. Potrebbe.

Era il 2010, l’Inter del triplete era in semifinale contro i catalani. Cause di forza maggiore costrinsero Mourinho a “parcheggiare il bus” davanti alla propria porta del Camp Nou. Una partita difensivista come poche, con qualche falla. Non abbastanza per evitare l’accesso alla finale di Madrid all’Inter. In molti pensavano che Allegri avrebbe fatto la stessa cosa, già vista a Napoli in campionato. 85 minuti di difesa contro gli attacchi di Insigne e compagnia. Ma a Barcellona potrebbe non bastare il difensivismo ed il buon vecchio catenaccio. Bisogna giocare a viso aperto ma sempre con attenzione. E questo Allegri lo sa. Barcellona Juventus diventa così uno spot per il calcio e soprattutto per gli amanti della tattica. Pochi tiri in porta da una parte e dall’altra. Pochissime occasioni concesse a quel tridente delle meraviglie che fa invidia a chiunque. Tre fenomeni imbrigliati nelle trame di una difesa che fino ad ora ha subìto solo due gol, l’ultimo ben quattro mesi fa.

La gestione sapiente del vantaggio dell’andata è l’emblema della ricerca di equilibrio perenne di Allegri. Max, non si è limitato a difendere solamente. La Juventus ha provato ad approfittare dei buchi lasciati dalla difesa catalana ma l’imprecisione di Higuain e la sfortuna di Cuadrado non hanno punto a sufficienza. Poco male. L’importante non era subire gol. E così è stato ma anche di più. Pochi pericoli, pochi tiri nello specchio, zero miracoli di Buffon. Tanto basta per eliminare un Barcellona che si è schiatato contro il muro della difesa bianconera.

E dopo un’andata strabiliante, Barcellona Juventus si è trasformata nella partita perfetta. Perchè come disse Liedholm, la partita perfetta finisce zero a zero.

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Studente di cinema e giornalismo con la passione per lo sport. Calcio e film sono il mio pane quotidiano. Curo per DotSport la rubrica "Cinema e Sport" in cui parlo di film che si legano al mondo sportivo in ogni sua forma. Perchè lo sport, come il cinema, è anche intrattenimento.

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