L’EDITORIALE – Genoa-Juventus e undici personaggi in cerca d’autore

L’EDITORIALE – Genoa-Juventus e undici personaggi in cerca d’autore

Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“, diceva Boniperti. Una frase che ha subito fatto presa nel mondo Juventus. In una squadra che da sempre lotta per alti obiettivi, che non si accontenta, che cerca di migliorarsi. Che a volte – vedi la Champions League – si auto impone dei freni proprio in virtù della famosa citazione, senza lanciarsi in un gioco più sfrontato con la leggerezza di chi può anche permettersi di perdere. Senza entrare ulteriormente in considerazioni sulla filosofia bonipertiana, tutto ciò comporta una caratteristica particolarmente radicata nel tifo bianconero: lalta autocritica. Anche la migliore delle squadre a volte può perdere, la Juventus non fa eccezione. Per cui una sconfitta diventa spesso un caso dagli scenari immaginari. Per fare un esempio: Genoa-Juventus. Non che non ci siano state mancanze in questa sconfitta, nemmeno che non debba far scattare dei campanelli d’allarme. Tutto ciò serve a dire solo una cosa, ovvero che va bene riflettere sulla batosta ma non serve farne una malattia che coinvolge la squadra a 360 gradi. Almeno non dopo una sola sconfitta.

Certo è che è stata la peggior partita del campionato bianconero e, a memoria, tra le peggiori degli ultimi anni. Una di quelle partite che si fa dura digerire, non solo per il risultato ma per quanto visto in campo (cioè poco, pochissimo). Probabilmente quando penserò a una brutta partita dei bianconeri, penserò a Genoa-Juventus. Dopo aver messo le mani avanti per evitare catastrofismi sugli scenari futuri da qui a maggio, veniamo a ciò che proprio non ha funzionato. Anche se si farebbe presto. Niente è girato nel verso giusto.
La Juventus è solita a due tipi di sconfitta: quando gioca troppo intimorita (ed è il citato caso della storia in Champions League) e quando si trova davanti squadre non inaffrontabili che se la giocano a viso aperto. Il Genoa cadeva in questa categoria. Psicologicamente il gruppo è sceso in campo senza niente da dire e non ha sfruttato nemmeno i decisi cali dell’avversaria nel secondo tempo. Assomigliava un po’ a qualche studente che pensa di cavarsela di rendita e si trova davanti un compito più ostico del previsto. L’approccio è stato così morbido da essere impalpabile. Tuttavia mancavano all’appello i nomi cardine di questa Juve. Bonucci, autore di un erroraccio sul primo gol, esce al 33′ dopo aver zoppicato per il campo. Barzagli out, Chiellini in panchina ma difficilmente presentabile. In pratica la difesa titolare è stata spazzata via. In panchina anche Higuain, mentre mancano all’appello Dybala e Pjaca. Allegri si trova in grossa difficoltà a scegliere un undici titolare. Certo, resta comunque poco comprensibile la scelta di schierare Cuadrado seconda punta, che faticava vistosamente nel mantenere la posizione, come quella di portare Dani Alves centrale. Tra l’altro: infortunio pure per lui. Probabile rottura del perone e stop che non si profila breve. Il reparto meno presente in infermeria è il centrocampo e tuttavia non poco ha sfigurato. Qua la situazione va divisa tra i meriti del Genoa e gli errori di Allegri. Davanti a una formazione aggressiva e veloce schierare Pjanic ed Hernanes non è stata la chiave tattica più riuscita. Il serbo sembra faticare non poco nel 3-5-2 e allo stesso tempo in questo momento mancano le alternative per un cambio di modulo che lo stabilizzi. L’ex Inter a essere sinceri ha ricevuto più critiche di quante ne meritasse quest’anno, resta però il fatto che la velocità non sia la sua migliore caratteristica. Khedira sembra a corto di benzina, ma Marchisio sta ancora riprendendosi dagli strascichi dell’infortunio. Non avrei voluto essere nei panni dell’allenatore in quella situazione, però forse prima di chiedere a Cuadrado di inventarsi un ruolo in 45 minuti si poteva dare spazio a Kean. Più giovane, ma più a suo agio. E che dire di Alves in versione pallina da flipper? La cosa più saggia forse sarebbe stata puntare su giocatori anche meno esperti e forti sulla carta, che voler a tutti i costi incastrare i ruoli. Perché se è vero che Simeone & Co. hanno tutti i meriti per questa vittoria, resta pur sempre evidente che la Juventus avrebbe potuto mettere in scena un pirandelliano undici personaggi in cerca d’autore. In tutta questa confusione appare quasi superfluo citare il sospetto rigore di Ocampos su Mandzukic. Una partita dove si fatica a salvare qualche aspetto, tolto il gioiellino di gol offerto da Pjanic.

La consolazione può stare proprio qua: tra infortuni, avversaria all’arrembaggio e cali di tensione ci sono buoni presupposti per catalogare la mini disfatta a episodio. Andrà però cercata un’identità più consistente a questa squadra e migliorato l’affiatamento a centrocampo. Perché queste invece sono costanti che stanno limitando la Juventus 2016/17. Non per fare i nostalgici ma i Pirlo, i Vidal e i Pogba mancano. Preso atto che ormai sono lontani da Torino basterebbe un ritocchino in inverno per consentire maggiore elasticità e la possibilità di trovare il giusto inserimento a tutti i giocatori.

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