Persona 5 – Recensione (PlayStation 4)

Persona 5 – Recensione (PlayStation 4)

Persona 5 – Recensione (PlayStation 4). Nell’attuale mercato videoludico sono davvero pochi i titoli che possono vantare una storia ventennale in continuo crescendo in termini di gradimento di pubblico e di critica, riuscendo al contempo a mantenere un’anima e uno stile personale unico, senza cedere alla tentazione (o alla necessità) di rincorrere chissà quale nuova identità per stare al passo con i tempi, e rischiare di snaturare la sua stessa essenza. È il caso di Persona, serie di jRPG spin-off della popolare saga di Megami Tensei, caratterizzata da sceneggiature eccellenti e spesso fuori dagli schemi, con un intreccio appassionante, nonché da una profondità di gioco e da una qualità tecnica a loro modo uniche, che costituiscono ormai un vero e proprio “marchio di fabbrica”. Marchio che ritroviamo, lo anticipiamo già, nel nuovo Persona 5.

 

 Il nuovo spin-off di Shin Megami Tensei, esplora nuovi territori narrativi e tematici pur restando fedele alla follia e alla quotidianità che caratterizzava i precedenti episodi della serie, a dimostrazione di come voglia continuare ad evolversi nel tempo senza però sentire la necessità, per fortuna aggiungiamo noi, di cambiare eccessivamente o di snaturare la propria natura. La trama di Persona 5 racconta in estrema sintesi di un gruppo di persone che vuole ribellarsi alle costrizioni tipiche della società moderna, e a quelli che sono i suoi “valori” falsi e contorti. Ecco quindi emergere pian piano, ora dopo ora di gioco, una storia molto profonda, quasi una denuncia sotto forma di satira di alcuni aspetti della società giapponese troppo propensa forse a valorizzare gli aspetti materiali dell’esistenza che quelli spirituali e morali. Protagonista, un ragazzo di 16 anni appena trasferitosi a Tokyo, e i suoi amici, che di giorno sono normali studenti, insegnanti o membri della comunità, e la notte, certe, notti, diventano i Ladri Fantasma, un gruppo che lotta contro il peggio della società moderna, con le sue regole e le sue leggi, il denaro, l’autorità, l’apparire, l’arrivismo, lo sfruttamento dei deboli.

 

In tal senso, ciascun personaggio è stato progettato per incarnare il concetto di “eroe picaresco”, e  visto che la storia da risalto all’introspezione psicologica, al modo di rapportarsi delle persone a quanto avviene nella loro quotidianità e alla necessità, causa imposizione dei dogmi culturali della massa, di indossare delle “maschere” a seconda del caso, ecco che nel gioco anche i protagonisti ne fanno uso, di vere però, quando agiscono come ladri. Passando al gameplay vero e proprio, l’avanzamento nel gioco avviene giorno per giorno nel corso di un anno, col protagonista che deve dividersi tra gli impegni quotidiani, soprattutto scolastici come per esempio interrogazioni, festival culturali, studi, escursioni e gite, e quelli per così dire “alternativi”, come le uscite con gli amici, il cinema, i videogiochi, qualche lavoretto part-time o a dialogare con un amico, impegnato in una sessione di baseball e a mangiare un bel panino in una sorta di Burger King locale, e così via, per aumentare le proprie statistiche sociali e qualità come fascino o gentilezza.

Mentre i ladri fantasma mantengono la loro copertura come normali liceali giapponesi durante il giorno, si spostano in un altro mondo e scatenano alcuni degli aspetti della loro psiche, conosciuti come Persona, di notte. Questo mondo è conosciuto come il Metaverse, ed è essenzialmente ” l’ inconscio collettivo” di tutta l’umanità. Nel Metaverse, i desideri più distorti delle persone si manifestano come palazzi, e tocca ai ladri fantasma infiltrarsi e sconfiggere il male all’interno di questi luoghi. Ogni obiettivo nel gioco ha  un palazzo con un look e un tema diverso ed ecco quindi per esempio che all’interno del Kamoshida Palace, un edificio regale che riflette la personalità del signor Kamoshida, un insegnante che vede se stesso come un re folle, e dunque il dungeon richiama un grande castello e i nemici cavalieri, dame e cavalli. Ma il gioco tratta temi anche forti, come accennato qualche riga sopra, e tra questi non mancano la mafia, la corruzione, la brama di potere, la prostituzione: tutti elementi che vanno a formare un mosaico di situazioni, eventi e storie che si riflettono sulle personalità di protagonisti e antagonisti.

Ad ogni modo, per entrare in un palazzo, la squadra sceglie un bersaglio, capisce le informazioni chiave, e li inserisce nella sua Metaverse Navigator app per ottenere l’accesso. Una volta che i ladri sono “nell’edificio”, devono agire furtivamente e pianificare le mosse saggiamente, combattere orde di Ombre, risolvere enigmi, sconfiggere il sovrano del Palazzo e rubare il desiderio più profondo e più oscuro del bersaglio (che assume la forma di un tesoro). Ma la prima cosa da fare è quella di cercare di ragionare, muoversi con circospezione sfruttando una capacità simile alla visione detective di Batman, che aiuta l’utente a scovare delle orme e quindi a capire come trovare ingressi nascosti o a capire i movimenti di qualche guardiano, e così via. Elemento utilissimo perché se i ladri vengono catturati troppe volte, saranno buttati fuori del Metaverse e potranno tornarci solo il giorno successivo (tenete d’occhio l’indicatore di sicurezza). E perché se proprio non si può evitare un’Ombra, meglio allora sfruttare le dinamiche stealth di Persona 5 per sorprenderle alle spalle e procurarsi un vantaggio una volta entrato in combattimento.

Una volta iniziata la battaglia, rigorosamente a turni, si può tentare un approccio diplomatico, intavolando cioè una trattativa con gli avversari ai quali si potranno richiedere una certa quantità di denaro, oggetti specifici o di convertirsi in Persona. In caso contrario, si può passare all’azione e sfruttare tutto il potenziale dei fantasmi per eliminare i nemici, come la possibilità di poter equipaggiare due armi contemporaneamente, una da fuoco e una da combattimento ravvicinato. Un’opzione interessante, visto che si porta appresso una serie di variabili tattiche che si presume doneranno una maggiore profondità agli scontri. Senza dimenticare elementi come la Baton Pass che consente a due membri del party di alternarsi per incrementare le debolezze degli attaccanti, o mosse come la classica All-Out Attack, utile per colpire con un unico attacco di squadra un intero gruppo di demoni. Ovviamente possono anche utilizzare le Persona, creature manifestazioni della psiche dei personaggi, ognuno dotata di proprie abilità. Quando il tesoro è stato rubato, il cuore del bersaglio sarà cambiato e potranno finalmente capire la malvagità del desiderio.

 

Persona 5 offre una bellissima e colorata grafica in cel shading, una caratterizzazione estetica e una modellazione dei personaggi che non può che lasciare soddisfatti i fan della saga, grazie anche a un set di animazioni talmente completo da avvicinarli a quelli visibili in un anime moderno. Il tutto raccontato come in una serie televisiva di tipo antologico (si è infatti parlato di un “omnibus”), senza cioè un nemico specifico o un singolo obiettivo da raggiungere. A completare il quadro artistico del progetto, le musiche di Shoji Meguro, che donano un altro tocco di classe alla produzione, col loro azzeccato stile J-Pop ad accompagnare molte delle gesta dei personaggi, doppiati magistralmente in giapponese e in inglese.

 

Persona 5 è senza dubbio uno dei migliori giochi di questa generazione di console, e non solo per via di un gameplay ben stratificato e ricco di sfaccettature. Il titolo targato Atlus mette infatti in scena uno dei migliori capitoli della saga raccontando una storia molto profonda e dai risvolti drammatici celati dietro a una patina sottile di ironia. Una satira interattiva della società giapponese, di tutti i suoi pregi ma anche delle sue contraddizioni, e forse anche per questo piacerà di più a tutti coloro che amano e conoscono la cultura del Paese del Sol Levante.

 

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