Giornalisti contro Juventus – a pagare è la verità (Editoriale)

Giornalisti contro Juventus – a pagare è la verità (Editoriale)

Giornalisti contro Juventus: sono molti i professionisti dell’informazione che si scagliano contro la Vecchia Signora dimenticando deontologia e rispetto di verità e lettore. La caccia alla notizia viene rimpiazzata con il “confezionamento” della stessa,  ad uso e consumo di una strategia economica e strategica ben chiara. In tutto questo, a pagare è la verità.

Il vero scandalo dietro alle recenti rivelazioni di un giornale nazionale, noto per le posizioni giustizialiste che sovente strabordano nell’analfabetismo giuridico funzionale, non è quello legato alla notizia in sé (nell’occasione: “Agnelli incontrava mafiosi”), ma nel modo in cui essa è stata confezionata e nelle ripercussioni deontologiche che questo comporta.

I fatti vengono palesemente distorti, le carte processuali vengono diffuse con malizia, tagli e cuciture “sinergiche”, manca totalmente la presunzione di imparzialità nei giornalisti che seguono la vicenda, così come quella di innocenza.

Raramente si assiste a mancanze tanto gravi: non parliamo di gente giovane, inesperta e ambiziosa. Parliamo di vecchie cariatidi rancorose che fanno dell’antijuventinismo e del colpevolismo un valore non solo d’opinione, ma anche e soprattutto economico.

Il tutto con il silenzio assenso del sistema, che si nasconde dietro la libertà di dare le notizie, anche se sono confezionate su misura per infangare qualcuno e (soprattutto) a fini di lucro.

La Juventus non è esente da colpe nella vicenda: pesa di sicuro la mancanza di un sistema di security che garantisca e tuteli chi comanda in Juventus da incontri “sconvenienti”.

Un sistema di security che a Milano, ad esempio, sventò lo scandalo legato a certe frequentazioni mafiose di giocatori e dirigenti dell’Inter all’epoca di Mancini (anche in questo caso vale la presunzione di innocenza, per quanto in galera per ndrangheta qualcuno che all’epoca frequentava la Pinetina ci finì sul serio).

Tornando però all’oggetto di questo editoriale, cosa resta della verità, in tutta questa facenda? Dove sta la notizia?

C’è una sola notizia che in questa storia dovrebbe fare rumore: il sistema ha sventato il tentativo di una infiltrazione mafiosa nella curva della Juventus. Il sistema ha quindi funzionato e vanno fatti i complimenti alle forze dell’ordine.

Ce n’è poi un’altra, che rumore non dovrebbe fare, ma che deve essere ben chiara: il sistema Juventus per la vendita dei biglietti non funziona. Lo dico come azionista da sei anni, lo ribadisco da giornalista dopo essermi informato con fonti attendibili. Serve un cambiamento radicale, chi oggi gestisce il sistema deve essere licenziato perchè inadeguato.

Resta infine una notizia che non è una notizia: siamo nelle mani di giornalisti che in barba alla deontologia professionale, in nome di una prevenzione ben radicata, organizzano campagne mediatiche di fango senza essere puniti da un sistema che tende a privilegiare la casta piuttosto che la verità e l’onorabilità della nostra professione. Eppure tutti se ne fregano o (peggio ancora) invocano la libertà di opinione.

Auguri.

Giornalisti contro Juventus – Postilla: Se il sistema del giornalismo italiano è messo male, sicuramente è colpa di mancanze da parte dei giornalisti, ma anche di lettori che fanno petizioni se Pistocchi scrive le sue pirlate su twitter, mentre il vero problema sta altrove. Essere giornalisti contro Juventus non significa cazzeggiare sui social network. Sveglia.

About The Author

Giornalista, blogger e scrittore satirico. Esperienze a 360° nel mondo della comunicazione e continua voglia di scoprire, imparare e far sorridere i suoi lettori.

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