Dalle staminali una risposta alla calvizie

Dalle staminali una risposta alla calvizie
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Capelli, croce e delizia per molti italiani. Una chioma sana, folta, resistente è quello che tutti desiderano. Le pubblicità degli shampoo, con folte capigliature lucenti, strappano più di un sospiro a spettatori alle prese con capelli sciupati, ribelli o, peggio, i primi accenni di calvizie. E se gli uomini, volenti o nolenti, prima o poi se ne fanno una ragione (chi più, chi meno), tanto da trasformare il problema in un punto di forza e indicare la testa glabra come simbolo di virilità, per le donne è invece un vero e proprio trauma, con pesanti conseguenze psicologiche.

Ricercatori alle prese con una sfida globale

Può suonare esagerato, ma in realtà non lo è. Quasi il 70 per cento della popolazione maschile e circa il 40 per cento di quella femminile, quotidianamente, si scontrano con i disagi di diverse forme di alopecia. La più diffusa è senza dubbio quella androgenetica. Nei lavoratori clinici, a partire da quelli della società leader nel contrasto alla calvizie Hair Clinic, si studiano soluzioni alternative al trapianto di capelli: una di queste vede protagoniste le cellule staminali. È in questa direzione che stanno andando, infatti, molti studi, molte ricerche. Negli Stati Uniti, come in Europa. Le cellule staminali, infatti, stimolerebbero la ricrescita dei capelli. A dimostrarlo, tra l’altro, un esperimento portato aventi da ricercatori americani dello Sanford-Burnham Medical Research Institute di San Diego. La sperimentazione portata avanti su cavie, infatti, ha dimostrato che è possibile far ricrescere peli attraverso il ricorso alle cellule staminali pluripotenti. Il prossimo passo sarà avviare la sperimentazione anche sull’uomo. .

In cosa consiste l’esperimento

Le staminali sono state utilizzate per ricreare le cellule delle papille dermiche. Sono queste a regolare la formazione del follicolo pilifero. Il nuovo metodo adottato, secondo i ricercatori, può fornire un numero illimitato di cellule per un trapianto, senza alcun limite di disponibilità di follicoli piliferi. La possibilità, data dalle staminali, di moltiplicare i follicoli piliferi idonei a far ricrescere i capelli rappresenta una soluzione concreta al problema dell’alopecia. Più efficace, tra l’altro, del ricorso alla chirurgia, utile solo a ristorare i follicoli resistenti al diidrotestosterone, il principale responsabile della perdita di capelli.

Anche in Europa, in Germania, si lavora sulla possibile applicazione delle cellule staminali a uso estetico. Al Politecnico di Berlino, in particolare, i professori Roland Lauster e Uwe Marx stanno sperimentando un nuovo processo che vede protagoniste le staminali. Sono stati i primi al mondo a coltivare in laboratorio un follicolo pilifero completo di capello. Per ora il follicolo coltivato è più sottile di un capello normale.

Ci vorranno ancora tra gli otto e i quindici anni per fare ricorso a questa terapia (tra i cinque e i dieci anni per completare e rifinire il metodo e tra i due e i cinque anni per completare la fase di test). Nell’attesa, però, è possibile intervenire sulla propria immagine senza fare ricorso alla chirurgia, che spesso presenta grossi limiti: primo tra tutti il ripresentarsi del fenomeno della caduta dei capelli. La medicina rigenerativa offre una risposta precisa e concreta a questa problematica, grazie al trattamento non chirurgico bSBS che stimola attivamente le cellule staminali del bulbo pilifero. Il protocollo avanza che fa ricorso alla medicina rigenerativa si articola in cinque diverse fasi. Alla base c’è un’analisi avanzata del soggetto e della sua problematica, con lo studio del dna, degli ormoni e della matrice cellulare. Si fa, poi, ricorso all’uso di cellule ad alta capacità rigenerativa provenienti dal paziente stesso e ai Fattori di Crescita attivi alla stimolazione delle cellule staminali e dei Fibroblasti Fgf9. In questo modo è possibile ottenere, in modo naturale, risultati positivi e duraturi.

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