CORNACCHIA: “SPORT? INCONTRO E DIALOGO”
Photo Credit To Memorial Franco Gallini - International Football Tournament (Facebook official page)

CORNACCHIA: “SPORT? INCONTRO E DIALOGO”

Dal 1983 Pordenone ospita il Memorial Cornacchia, torneo giovanile internazionale di volley, in memoria di Ferruccio Cornacchia, segretario provinciale del Centro Sportivo Italiano e della Federazione Italiana Pallavolo. Tiziano Cornacchia, figlio di Ferruccio, ne è l’organizzatore, grazie anche alla Polisportiva San Giorgio di Porcia, fondata proprio dal padre: dal 1999, anno della morte di Franco Gallini, fondatore della Via di Natale di Aviano (centro di ricerca per la lotta ai tumori), Tiziano Cornacchia organizza anche il Memorial Gallini, in commemorazione proprio della figura di Gallini, anche storico dirigente del Pordenone Calcio.

I tornei ospitano ogni anno squadre di livello nazionale e internazionale che puntano molto sul settore giovanile: basti pensare, per il calcio, a squadre come Inter, Milan, Juventus, Atalanta e Udinese, mentre per la pallavolo a Modena Volley, Trentino Volley e Power Volley Milano, alle quali si aggiungono rappresentative e Nazionali. I tornei sono una grande occasione di incontro per migliaia di giovani e centinaia di società sportive, in un dialogo che vede lo sport come strumento di aggregazione, di confronto e di conoscenza, come sottolineato più volte da Tiziano Cornacchia nel corso dell’intervista gentilmente rilasciata a DotSport.it.

Ogni anno durante il periodo pasquale Pordenone ospita il Memorial Cornacchia e il Memorial Gallini, dedicati rispettivamente a Ferruccio Cornacchia e a Franco Gallini. Cosa ci può dire di queste due figure?

Mio padre (Ferruccio Cornacchia ndr) già da alcuni anni aveva organizzato un torneo di pallavolo a Pordenone e dopo la sua morte alcuni dirigenti mi chiesero di dare continuità a questa iniziativa. Siamo partiti diciamo da zero per dedicare il torneo a mio padre e così è nato il Memorial Cornacchia, giunto quest’anno alla 33° edizione. Abbiamo poi organizzato anche un torneo di calcio, su richiesta di alcune squadre straniere che venivano in Italia per il Memorial Cornacchia, non senza problemi, dato che anni fa c’erano spesso intoppi di permessi e visti, soprattutto per le squadre dell’est. Poi nel 2002 c’è stata un’edizione diciamo un po’ sfortunata del Memorial Cornacchia in quanto la finale è venuta a coincidere con i funerali di Franco Gallini, fondatore della Via di Natale e anche storico dirigente del Pordenone Calcio: l’allora sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello e l’allora Presidente della Provincia Elio De Anna mi chiesero di portare avanti questo piccolo torneo di calcio e di dedicarlo proprio a Franco Gallini, cosa che fu fatta dall’edizione successiva del 2003. È nato così il Memorial Gallini che si è con gli anni ingrandito e ha assunto i connotati e il successo che ha adesso, ospitando squadre di livello nazionale e internazionale a livello giovanile.

C’è qualche edizione dei due tornei che ricorda con particolare affetto?

Per me tutte le edizioni dei due tornei sono state importanti e nessuna si è contraddistinta per qualche motivo in particolare, soprattutto perché i due Memorial sono cresciuti gradualmente, prima a livello locale, poi a livello nazionale fino al livello internazionale che hanno oggi. Sicuramente la prima edizione del Memorial Gallini – l’allora torneo Frigora – è stata particolare perché siamo partiti con mezzi e risorse modestissime, con l’aiuto dell’azienda Frigora: sembrava un’iniziativa destinata a morire lì e sulla quale nessuno avrebbe scommesso molto, e invece oggi siamo arrivati dove siamo, anche se c’è sicuramente ancora molto da fare. Senza dubbio nel corso di queste edizioni del Memorial Cornacchia c’è un dispiacere costante che è quello di non essere riusciti a far affrontare nella pallavolo Iran e Israele e Tunisia e Israele.

Data questa sua ultima considerazione: il Memorial Cornacchia, così come il Memorial Gallini, hanno come obiettivo quello di concepire lo sport non solo come una competizione ma soprattutto come un veicolo di valori da trasmettere ai giovani. Qual è l’anima di questi due tornei?

Sicuramente. Siamo gli unici tornei giovanili a livello internazionale – non lo dico per vanto o con presunzione ma perché sono le stesse squadre partecipanti a farcelo notare – che riescono a far convivere le due anime dello sport: quella agonistica e quella associativa. Ci sono molti tornei sportivi sia in Italia che a livello internazionale nei quali viene dato spazio solo al lato agonistico a discapito di quello associativo. Ecco noi cerchiamo invece di dare importanza anche a quest’ultimo, ad esempio cercando di far integrare le squadre che ospitiamo facendo visitare loro il territorio, o anche semplicemente facendole incontrare fuori dal campo, ad esempio condividendo dei momenti come mangiare insieme dopo una partita. Il lato agonistico è certamente importante nello sport, ma lo è anche quello associativo, perché ti permette di dialogare e di confrontarti avendo così la possibilità di migliorare e di crescere. Infatti dico sempre alle squadre che partecipano ai nostri tornei che non vengono a giocare contro un’altra squadra ma insieme ad un’altra squadra. È un dialogo non solo sportivo ma soprattutto umano.

Per quanto riguarda proprio il dialogo: c’è qualche episodio in particolare che ricorda?

Abbiamo invitato molte comitive sportive dell’est quando c’erano problematiche politiche e burocratiche che rendevano tutto molto difficile: dovevamo andare noi fino a Trieste, al confine con la Slovenia, a prenderli e a portarli ai tornei. Quest’anno per esempio la Nazionale degli Emirati Arabi di calcio ha condiviso l’albergo con una squadra americana di calcio: gli arabi pregavano spesso e hanno trovato grande rispetto da parte delle atlete americane, in un clima molto disteso. Ognuno ha seguito liberamente il proprio credo religioso, dato che al torneo avevamo anche una squadra di Tel Aviv e quindi convivevano la religione musulmana, quella cristiana e quella ebrea. È stato un convivere pacifico che rappresenta perfettamente il messaggio che vogliamo dare ai giovani, ossia quello del rispetto reciproco per crescere insieme attraverso il dialogo. In questo senso ricordo con piacere quando qualche anno fa al Memorial Gallini si sono affrontate Iran e Stati Uniti ad Aviano senza nessun problema e senza alcuna tensione: un motivo d’orgoglio dato che molto spesso, anche alle Olimpiadi, magari un atleta iraniano si rifiuta di incontrarne uno israeliano o viceversa. Forse è un’utopia ma il nostro obiettivo è quello di cercare di infrangere questi muri divisori attraverso lo sport e andremo sicuramente avanti in questa direzione.

Una funzione molto nobile dello sport che viene però spesso dimenticata.

Purtroppo spesso è così. Bisogna far capire che lo sport può servire per avvicinare i popoli e non per allontanarli, a prescindere da qualsiasi credo religioso e politico. Se ci pensiamo lo sport è l’unico linguaggio universale che abbiamo: bisogna avere il piacere di incontrare un atleta magari anche più forte di te che ti mette in difficoltà, perché può essere un’occasione dalla quale imparare qualcosa.

 

 

Ogni anno al Memorial Gallini e al Memorial Cornacchia partecipano squadre che provengono da tutta Italia e dal mondo, non solo a livello di club ma anche a livello di Nazionali. Qual è l’organizzazione che permette di mettere in piedi due tornei internazionali mantenendoli ad alto livello per tanti anni?

Per quanto riguarda il Memorial Gallini abbiamo creato un’associazione con qualche appassionato fedele a queste iniziative, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Torneo Internazionale Giovanissimi. Quindi facciamo riferimento a due associazioni, in particolare alla Polisportiva San Giorgio di Porcia che è quella che ha organizzato il torneo di volley e dalla quale si attinge maggiormente. Poi sono molto importanti il volontariato – anche da parte dei dirigenti che si spendono durante i tornei ad accompagnare la squadre in giro per le sedi delle gare – e la collaborazione delle società locali che mettono a disposizione i campi per le partite. Naturalmente anche i vari comuni, la Provincia di Pordenone e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno un ruolo fondamentale per l’organizzazione.

Immagino ci siano tante richieste da parte delle squadre per partecipare ai due tornei.

Indubbiamente. Ogni anno ci sono moltissime richieste e cerchiamo di accontentare tutti, dando priorità anche a chi chiede per primo, anche se tocca fare delle scelte e qualcuno deve rimanere fuori. C’è sicuramente tanta voglia di venire ai nostri tornei. Le edizioni di quest’anno sono appena finite ma già fra qualche mese ricominceremo a lavorare all’organizzazione delle prossime: le squadre ci contattano già in estate e questo vuol dire che il Gallini e il Cornacchia sono tornei riconosciuti e apprezzati.

Quali sono le aspirazioni per il futuro e i margini di miglioramento di questi due tornei già notevolmente affermati a livello internazionale?

Nella vita si può sempre fare meglio. Diciamo che uno degli obiettivi è quello di organizzare i tornei su più giorni rispetto ai quattro di adesso, in modo da ospitare più squadre favorendo anche una conoscenza migliore fra di esse. Purtroppo questo obiettivo si scontra con l’aspetto economico e il budget a disposizione. Sicuramente avere a disposizione più tempo garantirebbe un ritorno economico anche dal punto di vista turistico, in quanto si avrebbe la possibilità di portare le squadre ospitate in giro per il territorio, cosa tra l’altro espressamente richiesta dalle società sportive stesse. Per fare ciò però servirebbe necessariamente un intervento delle istituzioni, in primis la Regione, in quanto questi sarebbero costi aggiuntivi che noi non possiamo permetterci.

Al Gallini e al Cornacchia hanno giocato in passato atleti giovanissimi che sono poi diventati i campioni di oggi. Basta citare Kovacic, Obi e Santon che giocano nell’Inter e Poli nel Milan per quanto riguarda il calcio; Valsecchi della Power Volley Milano, Vettori del Modena Volley e Filippo Lanza del Trentino Volley per quanto riguarda invece la pallavolo, solo per citarne alcuni. Naturalmente sarà per voi un grande motivo d’orgoglio avere nell’albo d’oro delle vere e proprie stelle dello sport.

Sicuramente, anche se spero che sia un motivo d’orgoglio più per i ragazzi che li hanno affrontati in campo che per noi. Abbiamo sempre cercato di invitare le squadre più forti da fuori, partecipando con le nostre squadre locali per dare loro la possibilità di confrontarsi ad alti livelli. Il concetto è che non bisogna privare i ragazzi di queste esperienze sportive: perdere 5 o 6 a zero con una squadra di alto livello non deve essere una vergogna ma un’esperienza che ti permetta di dire “ho giocato con Santon, ho marcato Kovacic, ho incontrato questa grande squadra”. L’obiettivo è permettere ai nostri ragazzi di partecipare a prescindere dal risultato: e lo dico da ex giocatore e da genitore. Questo vale per il calcio ma anche per la pallavolo: poter dire “ho giocato con Vettori e Lanza, eravamo a rete uno di fronte all’altro”, gente che oggi gioca in Nazionale per intenderci, non può che essere un motivo di orgoglio e soddisfazione che un giovane ricorderà a lungo.

Ultima domanda: per quanto riguarda il volley c’è una squadra o un giocatore che l’ha impressionata particolarmente?

Purtroppo dati i molti impegni che i due tornei richiedono non ho la possibilità di vedere le partite. Riesco a seguire le finali, alle quali partecipo per le premiazioni, e devo dire che ho visto in azione il Trentino Volley: fra i due/tre giocatori premiati si vede che c’è una notevole tecnica di base e penso che possano arrivare in prima squadra a brevissimo. Mi hanno poi detto che anche nella selezione dell’Italia ci sono un paio di giocatori tecnicamente e fisicamente validi che faranno sicuramente anche loro molta strada.

Si ringraziano le pagine Facebook ufficiali Memorial Ferruccio Cornacchia – International Volley Tournament e Memorial Franco Gallini – International Football Tournament per le immagini concesse. 

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Appassionato di calcio fin da bambino, ma oltre che per il pallone ho il cuore in gola anche ad ogni partenza di un GP di Formula 1. Enjoy DotSport!

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